Lettura,  Luoghi

Taormina, la bellezza che resiste

Taormina la bellezza
Duomo di Taormina

La fama di Taormina che ha sedotto e seduce i visitatori provenienti da tutto il mondo, carica di aspettative coloro che decidono di andarci per la prima volta. Già nel 1787 le descrizioni della città fatte da Goethe nel suo libro “Viaggio in Italia” incoraggiarono tanti studiosi, scrittori e viaggiatori illustri ad arrivare qui, alcuni restandovi tutta la vita. Alexandre Dumas confessò di essere andato in estasi alla sua vista e pure Guy de Moupassant, che scrisse” Viaggio in Sicilia”, ne fu rapito.

Agli inizi del’900 vi si trasferì per molto tempo lo scrittore inglese David Herbert Lawrence, in cerca di un clima mite che facesse migliorare la sua salute indebolita dalla tubercolosi e di un mondo più originario, lontano dal perbenistico e troppo intellettualistico cuore dell’Europa. Scelse, così, di abitare con sua moglie Frieda in una casa senza pretese nella contrada di Fontana Vecchia su cui, ora, c’è una targa che ricorda la permanenza qui dello scrittore.

Nel 1950 nella stessa casa soggiornò lo scrittore americano Truman Capote, per concludere alcune sue opere e, dopo di lui, il commediografo inglese Howard Agg alla ricerca dello spirito del mitico Lawrence di cui si conoscevano le lettere inviate agli amici da Taormina e che aveva fatto scalpore col romanzo “L’amante di Lady Chatterly”, probabilmente ispirato dalle avventure amorose di sua moglie con un mulattiere che, quasi tutti i giorni, la conduceva a Castelmola da un’amica inglese. Molti altri personaggi sono passati per Taormina, dichiarando di esserne stati ammaliati; così ci si invaghisce di questo posto ancor prima di partire, tanto da arrivarci col batticuore, come quando si va al primo appuntamento con l’innamorata o l’innamorato.

Panorama sull’Etna

Una volta lasciata l’autostrada che viene da Messina o da Catania comincia la salita sul Monte Tauro e, dopo qualche tornante, ecco, all’improvviso, apparire la città come un brillante luminoso incastonato nella montagna verdeggiante. È una specie di belvedere naturale che si affaccia sul Mare Ionio e sul massiccio dell’Etna con la sua cima fumante. Le strade sono strette e l’auto è un ingombro. Taormina, infatti, la si vive camminando, salendo e scendendo le rampe dei vicoli, persino per raggiungere l’Isola Bella, in basso, ricoperta da una foresta di piante rare, creata da Florence Trevelyan alla fine dell’ottocento, quando ne era la proprietaria; o per arrivare fino a Castelmola più in alto, a godersi il sole sulle sue piazze impreziosite dai pavimenti ad intarsio o a scacchiera di pietra lavica e pietra bianca.

Taormina la bellezza
Isola Bella

Castelmola

Taormina la bellezza
Castelmola

Esiste pure la funivia per arrivare al mare, o il servizio di autobus che va in tutte le direzioni. È percorrendo, però, il sentiero di infiniti scalini dal Belvedere fino alla spiaggia o quello dei Saraceni fino a Castelmola, che si scoprono gli scorci più belli, con il cielo e il mare che spuntano tra gli alberi e le pale di fico d’India

Sentiero

Ed è guardando questo paesaggio che si comprende il motivo che forse spinse i siculi a stabilirsi per primi su questa collina, e i greci delle colonie vicine a trasformarla in un gioiello dell’arte, costruendo la pólis e il teatro a strapiombo sul blu

Taormina la bellezza
Teatro Greco

Pur rimaneggiato dai romani, il teatro testimonia ancora la concezione greca di tenere in stretto rapporto architettura e territorio, di costruire considerando il paesaggio come elemento indispensabile sia dal punto di vista pratico che estetico. Quindi si sfrutta la naturale pendenza del terreno per ricavare la profondità e l’ampiezza della cavea del teatro, e la bellezza del panorama per far da cornice alla scena, offrendo allo spettatore, oltre lo spettacolo recitato anche quello della natura più bella. La scena del teatro antico di Taormina porge così, allo spettatore, un’incantevole vista sul mare e sul grande cono vulcanico dell’Etna, cosa che non sfuggi, naturalmente, all’attenzione di Goethe che scrisse

” Mai il pubblico di un teatro ha avuto innanzi a sé uno spettacolo simile”.

Nei secoli successivi la città è stata arricchita anche di chiese, monasteri e palazzi eleganti, ora addossati alle rocce del monte, ora a formare un reticolo di viuzze che confluiscono sul Corso e sulle belle piazze assolate, ma, da ogni parte si guardi, gli occhi si riempiono dell’azzurro del mare e del cielo, del verde del fico d’India e del rosso dei suoi frutti. Colori che si fanno subito liquidi e tangibili per riversarsi su ogni cosa: sulle ceramiche come sulle storie illustrate dell’Opera dei Pupi, senza trascurare i delicatissimi e dolcissimi frutti di pasta di mandorla delle pasticcerie.

Corso

 

Vicoli

Siamo oggi in una tiepida e limpida giornata di primavera ed il sole rinverdisce le piantine dei pallidi germogli di grano cresciuti al buio durante la Quaresima. Sono preziose offerte votive abbellite da carte colorate, che custodiscono pensieri spontanei pieni di speranza scritti su piccoli bigliettini, deposte, secondo la tradizione, all’esterno e all’interno delle chiese mute.  Questa visione e questo silenzio ci ricordano che è Venerdì Santo, un giorno di lutto, in cui non risuona alcuna messa o canto se non quello degli uccellini.

San Giuseppe

Si vive una tensione spirituale che culminerà al tramonto nella rievocazione dei momenti tragici della Passione di Cristo, simbolica e poetica, ma pur sempre drammatica. Puntuali, al calare della sera, scendono dai vicoli, nere, le consorelle per la processione, illuminate solo dalla luce calda delle loro candele, che riecheggia gli ultimi bagliori rosa del cielo

Taormina la bellezza
Riti del Venerdì Santo

Si dispongono in fila per accompagnare le vare (fercoli) con le statue dei Misteri, man mano che escono dalle chiese e procedono lungo il Corso, buio, in segno di cordoglio, come le chiese mute. Svettano sulle teste dei fedeli l’Ecce Homo del Duomo, il Cristo alla colonna della chiesa di Sant’Antonio da Padova, il Crocifisso della chiesa di Santa Domenica, il Cristo morto della chiesa di San Giuseppe, disteso nella sua bara di cristallo, e la mestissima Madonna Addolorata della chiesa del Varò, che commuove quando incontra la vara del figlio morto, non solo per il ricordo del fatto religioso, ma in quanto dramma umano, universale, in cui ci si identifica, allontanando per un po’ l’attenzione da tutto ciò che è superfluo.  

Un tempo questa Madonna veniva portata a spalla dagli uomini, oggi, invece, è sorretta per tutto il tragitto dalle numerosissime consorelle dell’Addolorata che hanno voluto fortemente questo cambiamento, per devozione, rendendo la commemorazione ancora più corale e toccante, fino a quando le vare ritornano lente alle loro chiese e la gente si disperde nei vicoli per tornare nelle case. Si riprende il giorno successivo, con un’altra giornata di silenzio, questa volta con le chiese chiuse. Terminata, poi, l’attesa che precede la resurrezione, tra momenti di riflessioni e preghiere, la vita ritorna al suo chiassoso fermento con i rintocchi agitati delle campane a festa, e le piazze e le vie che erano vuote, ora riprendono ad affollarsi. Ma è arrivato intanto, a malincuore, anche il momento di ripartire.

L’entusiasmo che ha motivato il viaggio non è stato minimamente disatteso, anzi è andato tutto oltre le aspettative e penso che chiunque venga a Taormina per un breve periodo, faccia la promessa a sé stesso di ritornarci. Il segreto della bellezza di questa città non sta tanto in uno stile architettonico particolare o in una leccata perfezione costruita a posta per attirare i visitatori, piuttosto nella sua luce forte, nei suoi colori vivi, nel suo calore anche umano, nei suoi panorami emozionanti sul mare e su quel fenomeno eccezionale del vulcano Etna che appare vicinissimo; nella natura lussureggiante, in quel grumo di case dall’eleganza sobria, in quella dimensione ideale di comunità che non ci fa sentire piccoli uomini insignificanti come nelle grandi e frenetiche città

Taormina la bellezza
Etna

È una bellezza che si è consolidata nei secoli e che resiste ancora, nonostante i tentativi , abbastanza recenti, di demolirla per il solo scopo dell’uomo di arraffare un pezzo di ricchezza di questa terra, soffocandola con costruzioni senza qualità che non tengono conto del patrimonio naturalistico e culturale in cui s’inseriscono, o deturpandola con inguardabili scheletri di abitazioni mai completate, abbandonati nel verde della montagna e difficilmente cancellabili dalla vista offesa, in quanto anche abbattere e smaltire una bruttura, purtroppo, ha un costo.     

Taormina la bellezza
Vicoli

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.