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Grecia – Santuario di Apollo a Delfi

Oggi il Santuario di Apollo a Delfi è soprattutto un luogo della mente, tanto le sue vicende appartengono ad un universo lontano. È un luogo dell’immaginario popolato dai miti dell’antica religione e dagli eroi che hanno fatto la storia della Grecia. Noi ne conosciamo la fama soprattutto per l’oracolo di Apollo, per i responsi criptici che la voce della sua sacerdotessa, la Pizia, consegnava a coloro che la interpellavano prima di ogni grande impresa. Delfi era anche l’ombelico del mondo, il punto dove l’Oriente e l’Occidente si congiungevano, quello che Zeus aveva individuato, secondo il culto degli dei, facendo volare due aquile dagli estremi della terra.

Questa località mitica, però, esiste davvero, sebbene nell’aspetto di una rovina. Se ne prende piena coscienza solo giungendovi, osservando e toccando i muri possenti lungo la Via Sacra del Santuario dedicato al dio dell’oracolo, riscoprendo le tracce degli antichi edifici, ascoltando il racconto delle sculture ritrovate e lasciandosi trasportare dalla loro magia. Una magia che non è altro se non il forte senso di spiritualità che a Delfi tuttora si respira, nonostante il crollo di molte parti architettoniche, nonostante le vestigia spoglie. Sembra, infatti, un luogo abbandonato da poco a causa di chissà quale calamità naturale, un luogo appartenuto ad un vicino antenato di cui possiamo intuire abitudini, pensieri ed emozioni.

Complice di questo forte sentire è un paesaggio inaspettato, di una bellezza che lascia senza parole, ricco di vegetazione e con una visuale profonda, mossa continuamente dal succedersi delle alture, ora più irte, ora più arrotondate. Le cime da una parte salgono fino alla vetta del tanto cantato Monte Parnaso, la dimora delle Muse ispiratrici delle arti, dall’altra degradano fino al mare, che da qui però non si vede. Azzurrognole in lontananza e immerse in un’atmosfera vaporosa, paiono far parte di un grande dipinto oppure evocare paesaggi lontani e primordiali come quelli del Perù o del Messico dove ancora si trovano le tracce delle antiche civiltà Inca, Maya e Azteche.

Santuario di Atena

Una volta approdati, comincia subito la ricerca dei posti immaginati, dalla Marmarià, il “luogo dei marmi”, così chiamato per sottolinearne la preziosità dei monumenti. Qui, un po’ più a valle del santuario di Apollo, probabilmente, faceva la prima tappa l’antico pellegrino, in un’ altro santuario dedicato ad Atena. Ridotto ad una grande quantità di blocchi di pietra squadrati sparsi e rocchi di colonna rovesciati, il tempio dorico di Atena Pronaia, è completamente distrutto, allo stesso modo degli altri edifici che lo circondavano. Solo l’elegante tholos del IV secolo è riconoscibile dalle poche colonne che sono state tirate su dagli archeologi. Qui, su questa spianata di terra, pare che la furia dell’uomo, della natura e del tempo si sia abbattuta con maggiore veemenza, senza pietà che altrove.

fonte castalia  del Santuario di Apollo a Delfi

Santuario di Atena

È sorprendente e rincuorante, invece, scoprire, a metà strada tra la Marmarià e il Santuario di Apollo, lo scorrere imperturbabile delle acque della Fonte Castalia all’ombra delle Fetriadi, le rocce splendenti. L’acqua che dissetava i poeti per rinvigorirne l’ispirazione e che purificava i pellegrini prima di ricevere l’oracolo, costituisce per noi un tassello di quel mondo mitico sopravvissuto al succedersi delle civiltà.

Santuario di Apollo

Proseguendo in salita, si arriva finalmente all’ultima tappa del pellegrinaggio, il grande Santuario di Apollo a Delfi. Ci si veniva a cercare la verità, quella che, inconsciamente, cerchiamo ancora oggi quando veniamo in Grecia. Ed è sempre la saggezza degli antichi filosofi, allora come adesso, ad indicarci il modo di ottenerla:” Conosci te stesso”. Questa è una delle massime incise sulle pietre del tempio di Apollo come monito per chi si accingeva a ricevere il responso della Pizia, perchè chiave indispensabile per interpretare il suo enigma, tanto ambiguo da contenere sempre una verità.

Via Sacra del Santuario di Apollo a Delfi

Via Sacra

Si sale, quindi, per la Via Sacra, che s’inerpica tra i muri dei terrazzamenti del terreno, le basi delle statue e delle colonne votive e tra quelle costruzioni a forma di piccolo tempio chiamati “Tesori”, perché fatti realizzare dalle più importanti poleis greche a custodia di preziosi ex voto e di una parte dei bottini di guerra.

Tesoro degli Ateniesi

Tempio di Apollo

Zigzagando, si arriva al grande terrazzamento del tempio di Apollo dove ci si ritrova pienamente in quella dimensione incantata che mescola il mito con la storia. Il mondo sopito da secoli inizia pian piano a riaffiorare e ciò che si prova è, probabilmente, la stessa attesa, la stessa meraviglia di coloro che, in altri abiti e con altri mezzi, giungevano, umili, fino a Delfi a chiedere chiarezza sulla propria sorte.

Anche il tempio di Apollo è quasi completamente distrutto, ma conserva, ancora leggibile, la sua traccia e, sul suo basamento ben conservato, sei colonne doriche sono rimaste a ricordare la sua imponenza. Il paesaggio ha riempito nei secoli tutti i volumi dell’architettura, stravolgendone la visione originaria, regalando, però, ai nuovi pellegrini, quel fascino della rovina tanto ricercato sin dalla fine del ‘700. D’allora, infatti, molti intellettuali e facoltosi europei cominciarono a viaggiare per andare a vedere dal vivo tutte quelle antichità prima romane e poi della Grecia, che ammiravano nei disegni e dipinti dell’epoca, dando il via a quel fenomeno che fu chiamato Grand Tour.  

Tempio di Apollo

Tesoro degli ateniesi del Santuario di Apollo a Delfi

Proprio all’interno del tempio di Apollo dovette trovarsi l’Omphalos che individuava il centro del mondo, forse in corrispondenza di una faglia, ormai chiusa, da cui fuoriuscivano i vapori che causavano la trance della sacerdotessa preposta alla profezia. Si tratta di una pietra scolpita a forma di cilindro verticale con la parte superiore arrotondata, che ora è esposta nel museo del sito archeologico.

Teatro

Superato il tempio si continua a salire il pendio su cui si estende l’intero Santuario e in cui è incastonato il teatro, una delle più belle e geniali invenzioni del mondo greco. Perfetto nella sua acustica e visibilità, come nell’armonia delle forme che imitano quelle della natura, ha una cavea che somiglia, alla valva di una conchiglia. Le linee curve delle gradinate che si allargano salendo di livello in livello ricordano precisamente le linee di crescita di un mollusco.

Stadio

Verso la parte alta del Santuario, il punto di vista sul complesso architettonico diventa molto ampio. Quello conclusivo, proprio alle spalle del teatro, prima di arrivare allo stadio, è estasiante: tutto il Santuario è colto in un solo colpo d’occhio. Lo stadio è sul gradone più alto, un po’ appartato, solitario, nascosto dalla vegetazione, ma immenso. Ed è facile immaginarselo gremito di spettatori durante i giochi Pitici che si svolgevano a Delfi ogni quattro anni, come quelli Olimpici ad Olimpia, con gli atleti, provenienti da tutte le città greche, che gareggiano, mentre nel teatro si sfidano i musici e i cantori cari ad Apollo.

Teatro del  Santuario di Apollo a Delfi

A guardare da qui ogni costruzione sembra in sintonia con le altre e col paesaggio circostante, anche se tutto ciò che vediamo in questo momento è un qualcosa di incompleto e sbiadito rispetto a quello che dovette essere il Santuario in origine. Diventa allora indispensabile ricomporre la visione, per quello che si può, con le parti scultoree dei monumenti conservate nel museo vicino. Purtroppo anche loro prive del colore che le ricopriva, tranne che per qualche traccia evanescente.  

Museo Archeologico

Tesoro dei Sifni

fregio del tesoro dei sifni del santuario di apollo a Delfi

Ecco, così, srotolarsi davanti ai nostri occhi, in maniera inaspettata per la bellezza e la forza comunicativa, il fregio ionico del tesoro dei Sifni. Capolavoro del 525 a.C., fu realizzato da due scultori diversi, individuabili per il modo più o meno plastico e dinamico di rendere le figure. Più legato alla rigida tradizione arcaica l’autore del fregio sul lato Sud ed Ovest dell’edificio, più innovatore e anticipatore dei modi classici l’autore del fregio sul lato Nord ed Est. È un continuo susseguirsi, intrecciarsi e sovrapporsi di corpi, impensabile in una profondità della pietra così limitata, se non grazie al genio degli autori. Un racconto di eventi concitati e drammatici che incalzano senza pause, come in un film, le cui uniche interruzioni sono rappresentate dalle parti andate disperse o distrutte

Si riconoscono, a guardare attentamente, sul fregio meridionale ed occidentale, i momenti del rapimento delle figlie di Leucippo da parte dei Dioscuri e quello di Elena da parte di Paride, con il “Giudizio di Paride”. Sul fregio orientale, invece, si leggono le figure degli dei dell’Olimpo in concilio mentre assistono alla guerra di Troia

fregio orientale del tesoro dei Sifni (Concilio degli dei che assistono alla guerra di Troia  )del santuario di apollo a Delfi

Concilio degli dei che assistono alla guerra di Troia

e su quello settentrionale, che dava sulla via Sacra, la cruenta Gigantomachia, la lotta tra Dei e Giganti per l’esistenza.

fregio  del tesoro dei Sifni del santuario di apollo a Delfi gigantomachia

Gigantomachia

Sfinge dei Nassi

Non meno sorprendente, forse anche un po’ inquietante, è l’imponente Sfinge dei Nassi della metà del VI secolo a.C..

 Sfinge del santuario di apollo a Delfi

Enigmatica, come i responsi dell’oracolo, dovette trovarsi sulla cima di un’alta colonna, di cui è rimasto solo il capitello ionico con le sue volute laterali a fungere da base alla scultura. Un simbolo ereditato dalla tradizione egizia, reinterpretato però, affidando al volto di donna le sembianze di una Kore greca del periodo arcaico.

Auriga di Gela

Ma l’incontro più atteso è con l’auriga di bronzo, che il tiranno di Gela fece realizzare nel 475 a.C., dopo aver trionfato alle gare. È una delle pochissime sculture bronzee dell’arte greca giunte sino a noi, per questo di un valore inestimabile. Al primo impatto colpisce la sua rigidità, la sua ieraticità ancora arcaica, che viene enfatizzata dall’atteggiamento di fierezza dell’atleta vittorioso mentre compie il giro d’onore.

Auriga di Gela del santuario di apollo a Delfi

Ma quando ci si avvicina, ci si stupisce dell’eccezionale realismo della figura con le vene e i tendini tesi per lo sforzo, che s’intravedono sulle braccia e sui piedi. I dettagli del viso sono notevoli come quelli delle ciglia rilevate color rame e degli gli occhi in pietra dura. Le ciocche dei capelli ben distinte e mosse ai lati delle orecchie, mentre la tunica sblusata sulla cintura e drappeggiata sulle gambe segue le rotondità del corpo. Anche il movimento accennato della testa e della schiena, leggermente incurvata all’indietro per tirare le redini, è più flessuoso e naturale rispetto a quello delle statue arcaiche.  

Si tratta di un realismo veramente innovativo a quell’epoca, che si precisa maggiormente nella fase classica dell’arte greca, insieme all’equilibrio delle proporzioni ,alla morbidezza delle forme e alle pose meno statiche, per divenire esasperato nel periodo ellenistico.  Immaginarsi, alla fine, questa scultura completa delle sue parti mancanti: il carro, i quattro cavalli e il palafreniere, suggeriti dai frammenti ritrovati, splendente di bronzo dorato sotto il sole, sul suo piedistallo, fa venire in mente qualcosa di veramente eccezionale e impressionante.

Ci si allontana, allora, da questo luogo con un’immagine potente e rivoluzionaria che rimarrà per sempre nella memoria a ricordare un viaggio insieme fisico e spirituale, alla scoperta di radici lontane, di quell’ antica cultura che non smette mai di parlarci e di affascinarci, nonostante la distanza di millenni, i cambiamenti in fatto di fede e l’incrociarsi di tanti popoli.

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