Puglia-Monopoli, Cripta dello Spirito Santo
A Monopoli, dopo i riti della Pasqua, i pellegrinaggi alla Cripta dello Spirito Santo
Tra i luoghi della fede più antichi di Puglia, che ancora svolgono la loro funzione, c’è un minuscolo e nascosto santuario che si veste a festa proprio quando le feste sembrano finite.
Passata la Pasqua, infatti, qui si comincia a pregare, ogni giovedì, per sette settimane, con i fedeli che, partendo dal cimitero vicino, vi arrivano in processione già intenti a recitare il Rosario; e si finisce con le solennità della Messa la domenica di Pentecoste, per riprendere puntuali l’anno successivo.
Si tratta della piccola chiesa rupestre intitolata allo Spirito Santo, scavata intorno all’anno Mille, nelle rocce della lama Don Angelo, a sud-ovest di Monopoli. Invisibile dalla strada, la si può individuare dai due pilastrini bianchi che reggono un cancelletto nel punto in cui si trova oggi l’accesso.

Se si ha la fortuna di visitare questa chiesetta durante la novena allo Spirito Santo o la domenica di Pentecoste, la si troverà imbandita a festa con tanti fiori e lampade votive accese, la tovaglia bianca sull’altare e sedie per accogliere i devoti, viva nel suo ruolo nonostante il millennio passato. Se, invece, si sarà condotti qui dalle guide dell’Info-point di Monopoli, durante altri periodi dell’anno, la si vedrà spoglia come un reperto archeologico, ma la si potrà apprezzare meglio dal punto di vista artistico e architettonico. In qualsiasi momento si decida di visitarla, sarà comunque un’esperienza emozionante.
Una volta varcato il cancelletto e scesa la breve rampa di scale, si avverte subito, sulla soglia, l’odore di umido e di terra, tipico delle grotte, e, non appena ci si abitua a distinguere le forme nella penombra, ecco la visione inaspettata: file di colonne con tanto di capitelli e volte a crociera in stile romanico, piccoli absidi e piccoli altari, tutto ricavato asportando materiale roccioso, anziché procedere pietra su pietra.


In questo luogo raccolto che sembra una basilica sotterranea in miniatura e dall’atmosfera contemplativa creata dalle luci soffuse, il fedele non può che concentrarsi sulla propria preghiera, grazie anche alle suggestioni provenienti dal passato. Secondo antichi riti qui giungevano, nei pomeriggi di primavera, le donne in pellegrinaggio a piedi nudi, per adempiere a qualche voto. E, ancora più anticamente, qui dovettero svolgere le loro pratiche ascetiche i monaci basiliani, arrivati in Puglia dall’oriente, per sfuggire alla persecuzione iconoclasta del governo bizantino che dall’ VIII al IX secolo, sotto la pressione della propaganda islamica fortemente critica verso le devozioni cristiane, vietava le raffigurazioni delle immagini sacre, considerandole causa di idolatria.
I monaci applicavano la loro regola religiosa in grotte vere e proprie o ricavate scavando la roccia, là dove il suolo lo consentiva, come avveniva in Cappadocia.
E le gravine e le lame della nostra terra rappresentavano il luogo ideale per la loro pratica, al riparo da eventuali rischi di aggressione, in un periodo in cui le guerre per il controllo del territorio da parte di popoli stranieri erano frequenti. Alla loro cultura orientale ci riportano le piccole porzioni di affreschi rinvenute in alcuni saggi di pulitura, dopo l’asportazione dello strato sottile d’intonaco di epoca barocca.

Affresco – dettaglio
Sono visi e piedi di santi, ancora rigidi nella loro posizione frontale, ma di ottima fattura ed eseguiti con un delicato chiaroscuro che accenna a far emergere timidamente le figure dalla rappresentazione piatta tipica dell’arte bizantina. Questi saggi rappresentano un piccolo anticipo di ciò che sta per essere completamente riportato alla luce dai restauri in corso e che potrà sicuramente, una volta svelato, permettere di capire meglio la storia di questo luogo. In due nicchie che fungono da absidi, sono ben visibili, invece, dei dipinti più tardi. In una, dove si trova l’altare maggiore, è dipinta la Trinità tra i santi e le anime del purgatorio, nell’altra la Madonna col bambino, sopra un piccolissimo altare su cui venivano a pregare le donne che non riuscivano ad avere figli.

Affresco- Trinità
Tra queste nicchie ce n’è una terza a base semicircolare, un vero e proprio abside, senza nessuna pittura murale ma con una finestrella in alto, realizzata in muratura sul lato che si affaccia sulla lama, durante una fase di allargamento del santuario, al posto di quello che doveva essere l’ingresso originario della cripta.
Voltando le spalle all’abside maggiore, sullo stesso asse est-ovest, appare, però una zona che, a guardarla, crea un po’ d’inquietudine rispetto al senso di protezione e conforto che infonde tutto il resto.
È un’ambiente poco rifinito, al cui interno sono state ritrovate delle ossa umane, ma di cui non si conosce bene la funzione; è spoglio, senza arcate e pilastri, sulla volta però ha un foro aperto al cielo, mentre nella parte bassa delle pareti sono state create delle piccole nicchie di dimensione diversa e forma irregolare.

Allo Spirito Santo di Monopoli, così, tra misteri del passato e richiami mistici, intense preghiere o silenzi profondi, nell’essenzialità e nella limitatezza dello spazio, si ha l’impressione di potersi avvicinare meglio al divino, pur trovandosi nel sottosuolo. L’eco delle preghiere o delle riflessioni personali raggiunge prima l’anima e l’alleggerisce, tanto che quando ci si dirige, alla fine, verso l’uscita, verso la luce, è come avviarsi ad una rinascita, attraversando quella specie di utero materno che è la terra. E, una volta fuori, si è pronti a riconciliarsi col mondo, almeno in quel momento.

Sono molte e veramente affascinanti le chiese rupestri disseminate nel territorio pugliese, da nord a sud, spesso inserite in un intero insediamento abitativo ugualmente scavato nella roccia, le cui tracce, quando non sono visibili, si trovano inglobate in masserie costruite successivamente, per essere utilizzate come depositi o frantoi, come è successo qui a Monopoli.
La maggior parte di queste chiese è, però, esclusa dal culto ormai da secoli, abbandonate nel momento in cui sono cambiati i contesti che ne avevano motivato l’esistenza. Molte sono state recuperate, ma sono visitabili solo su prenotazione, altre sono addirittura difficili da raggiungere. È un’occasione preziosa, allora, poter accedere ad uno di questi incredibili rifugi della fede, e constatare che la loro importanza non è inferiore a quella delle chiese coeve costruite in superficie. Gli elementi architettonici, quelli scultorei e pittorici presenti all’interno di questa cripta a Monopoli testimoniano, allo stesso modo e con esiti altrettanto notevoli, le vicende storiche ed artistiche del territorio, soprattutto quelle che s’intrecciano con i fatti e la cultura d’Oriente, di cui la Puglia ne è sempre stata considerata la porta.
Testo e fotografie di Carmela Maria Palmieri


