Puglia-Odore di mare ed echi di cavalieri coraggiosi tra i vicoli della Barletta antica.
Il borgo antico e il rapporto con il mare
Vicoli dritti e paralleli annusano l’aria che viene dal mare e lasciano che la frescura della brezza s’insinui all’interno delle case, quando il sole del Sud diventa impietoso. Qui ci si rifugia al ritorno dalla spiaggia di ponente, dopo la ripida salita, alla ricerca di un po’ d’ombra e di un gradino su cui sedersi per riprendere il fiato.

Vicoli del quartiere marinaro di Santa Maria
La città della Disfida nel mito risorgimentale
È fatto così il vecchio borgo della città della “Sfida”, quella famosa del 1503, da cui Massimo d’Azeglio trasse le figure eroiche di Ettore Fieramosca e dei suoi cavalieri, ognuno proveniente da un angolo della penisola, per dar vita al suo romanzo risorgimentale e incendiare gli animi degli italiani, ancora divisi, affinché potessero partecipare a quel movimento di unità nazionale che allora si stava costruendo.
Chiese, conventi e fortificazioni medievali
Case modeste e palazzi nobiliari si specchiano sulle facciate delle tante chiese e conventi che ordini religiosi e cavallereschi fecero costruire, sin dal Medioevo, per accogliere i pellegrini diretti in Terra Santa o al santuario micaelico del Gargano o, protetti dalle fortificazioni del castello in cui nel 1228 Federico II progettò la sesta crociata.

Una città di, commerci e pellegrini
Se si legge la storia nei documenti scritti e sui muri della città vecchia, non è difficile immaginare il via vai incessante di genti che l’animava: oltre a prelati e pellegrini, a marinai e pescatori, si muovevano per queste vie infaticabili maestri artigiani ed operai che innalzavano cattedrali e castelli, commercianti locali, ravellesi, fiorentini, pisani e veneziani, gl’indispensabili banchieri cambiavalute, i nobili e i cavalieri.

Castello Svevo
Assedi, distruzioni e memoria delle pietre
Finché, però, potenze straniere si contesero le terre del Meridione d’Italia, non mancarono assedi e distruzioni, pestilenze e, per fortuna, anche miracoli.
Così ogni pietra, ogni arco murato, ogni finestra ancora aperta che si affacci su queste strade, può raccontare chissà quante vicende, continuando ancora a far parte della quotidianità dei barlettani di oggi. Col passare del tempo, naturalmente, sono cambiate le attività e le funzioni di questo antico cuore pulsante, come pure le storie vissute.
Dal borgo dei pescatori alla movida contemporanea
I pescatori, che fino a qualche decennio fa, la mattina, rammendavano le loro reti, seduti ai gradoni degli ingressi delle case, hanno pian piano ceduto il posto a barman e ristoratori. L’odierno tran tran mattutino, riguarda i preparativi dei locali che la sera, tra luci, drink e musica, riempiono questi vicoli di atmosfere spensierate.

La rievocazione storica della Disfida di Barletta
C’è un appuntamento, però, che ogni anno riporta questo luogo indietro di cinque secoli, ed è proprio quello con la rievocazione della Disfida di Barletta tra i tredici cavalieri dell’esercito francese acquartierati. a Ruvo e i tredici soldati di ventura italiani, da loro tacciati di codardia e incompetenza, che si trovavano al seguito dell’esercito spagnolo di stanza a Barletta. Quando arriva, allora, la prima metà di settembre e la fine dell’estate, quasi a prolungarne il clima vacanziero, si rinnova l’euforia dei cittadini di rivivere l’episodio di parteggiare per quei tredici cavalieri italiani che dimostrarono, con la loro vittoria, il valore di un popolo offeso.

Cresciuti con questo mito, in tanti si mobilitano, nei giorni della rievocazione, per vestire i panni di una dama o di un signore di quel periodo, di un cavaliere o di un saltimbanco, di monsignore o del banditore e persino dell’avversario francese, sfilando insieme agli attori più popolari nel ruolo dei protagonisti. La ricorrenza è diventata per la città di Barletta qualcosa d’irrinunciabile, il momento in cui si celebrano le gesta più gloriose e romantiche della sua storia.

Eroi, dame e personaggi della Disfida
Riemergono magicamente dal passato eroi coraggiosi e nobildonne affascinanti come Elvira, la giovane figlia del Gran Capitano spagnolo Consalvo da Cordova, e la duchessa di Bari Isabella d’Aragona che fornì ai tredici condottieri italiani i cavalli per lo scontro, scegliendoli dal suo eccezionale allevamento in una scuderia di Corato, e i nastri azzurri augurali per contrassegnarli. Anche se, nel romanzo di d’Azeglio, è la figura aggiunta di Ginevra ad arricchire di sentimentalismo la trama cavalleresca della Disfida. Nei tre giorni della festa, camminare per le vie del borgo antico, è come trovarsi all’improvviso in Spagna, tra bandiere e stendardi gialli e rossi.

Osteria di Veleno – dove il guanto di sfida fu lanciato
È una sorta di spaesamento, ma è la ricostruzione precisa di quello che succedeva qui nel 1500 come in tutte le città che si trovavano sotto il dominio della Corona spagnola, continuamente in lotta con la Francia per il controllo dell’Italia Meridionale. Pure la storica e immutata “Locanda del Sole”, nota all’epoca come l’osteria di Veleno, si ripopola, in questi giorni, di presenze rinascimentali per ravvivare il ricordo di quel fatidico banchetto durante il quale alcuni soldati francesi, fatti prigionieri dagli spagnoli e presenti alla cena, pronunciarono l’offesa contro i soldati italiani che non tardarono a rispondere con la sfida.

Osteria di Veleno – dove il guanto di sfida fu lanciato
I momenti solenni della rievocazione
Al tramonto dell’ultimo giorno si svolgono i momenti più importanti dell’evento, e ogni anno si ripete il rito della corsa degli spettatori ad accaparrarsi le postazioni migliori per guardare da vicino i protagonisti della Disfida di Barletta .
Durante l’investitura a cavalieri dei tredici italiani e il giuramento di vittoria o morte, tutto è uno scintillio di spade e corazze, ma quello che catalizza l’attenzione è lo sguardo serio e teso dei cavalieri, su cui si legge la solennità del momento e quello che doveva essere il peso della responsabilità di difendere la dignità di un popolo a costo di morire.


Il corteo trionfale
La situazione cambia, poi, per diventare più festosa, col corteo trionfale che rievoca gli onori ricevuti da Ettore Fieramosca e i suoi compagni d’armi, vincitori, al rientro in città dal campo di battaglia. Secondo l’anonimo Autore di Veduta ottenuti in un tripudio di fuochi, suoni e canti, da tutta la cittadinanza, dal clero della cattedrale e dai rappresentanti della casata spagnola.

E sfilano, ora come un tempo, gli eroi sui loro cavalli, tra la gente, insieme a tutti gli altri personaggi in abiti preziosi e acconciature del’500, preceduti dai tamburini e dagli sbandieratori, da mangiafuoco e dai trombonieri.






Sfilano, quindi, anche i vinti senza armatura che, pure nella finzione, suscitano quell’istintivo senso di antipatia.


Dal fatto storico al mito nazionale
È un evento tanto sentito quello della Disfida di Barletta, eppure, sulle sorti di una guerra tra quelle che erano già delle potenze nazionali, l’episodio non fu dei più determinanti. A trasformarlo in mito contribuì il fatto che già i primi cronisti, storici e letterati ne parlarono come di una sorta di risveglio di coscienza nazionale. E proprio a questa coscienza che farà riferimento lo scrittore di “Ettore Fieramosca o la Disfida di Barletta” nel 1833 per promuovere un’Italia unita. Da quel momento, inevitabilmente, la città di Barletta si identificò con questo mito e alla fine dell’800 vi si cominciò ad avviare i primi progetti per ricordarlo.
Le rievocazioni del Novecento e i moti popolari
I festeggiamenti effettivi partirono nel 1933 e il coinvolgimento e l’orgoglio dei barlettani di far parte di quella leggenda fu tale che, quando nel 1931 le città di Trani e Bari provarono a strapparle la rievocazione, scoppiarono dei veri e propri moti popolari, interpretati, in pieno governo Mussoli, come atti di antifascismo e repressi con la forza, causando due morti e parecchi feriti, salvo poi restituire a quei cittadini il diritto alla rievocazione.
I luoghi della Disfida
Riconosciuta, ormai, la Disfida di come evento legato alla città di Barletta, perché così è stata tramandata dal mito e perché qui è iniziato e si è concluso tutto, diventa interessante, nell’ambito di quello che è il Parco letterario istituito sulla scia della popolarità del romanzo di d’Azeglio, scoprire, oltre i luoghi rintracciabili nella Barletta antica, anche quelli dei paesi vicini che vennero coinvolti nei fatti del 13 febbraio 1503, dalla Cattedrale di Andria, dove avvenne il giuramento degli italiani, alla chiesa di San Rocco a Ruvo in cui si svolse la messa per i cavalieri francesi prima del combattimento, per finire al campo in cui si svolse il certame cavalleresco in contrada Sant’Elia, tra Andria e Corato, nel territorio neutrale di Trani, sotto la giurisdizione veneziana.
Il monumento della Disfida
Qui, solitario in mezzo alla campagna, c’è un monumento, copia dell’originale del 1583 distrutto dalle truppe napoleoniche all’inizio dell’800, a ricordarci: “…che dove l’animo sovrasti la fortuna, gli individui e le nazioni risorgono”.

Epitaffio della Disfida fra le città di Andria e Corato
Testo e foto di Carmela Maria Palmieri

