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Puglia-A Bisceglie in Puglia tra ulivi secolari e preistorici monumenti di pietra


Nel territorio di Bisceglie, lontano dal frastuono della città e aggrappato alle pendici della lama Santa Croce, esiste, indisturbato, un mondo quasi primordiale. Si tratta di una foresta di ulivi secolari, alcuni magari millenari, sopravvissuta alle tante epoche grazie a quella cultura agricola che ha sempre caratterizzato questo luogo e che ancora oggi permette di stillare dai frutti di queste piante un olio eccellente. Qui si può assistere alla routine dei contadini che continuano a muoversi tra antichi ciclopi di legno, prendendosene cura, anche con gli strumenti più moderni.

I tronchi di questi alberi hanno le forme più strane. Sono contorti, piegati, e le chiome estese s’intrecciano, creando una densa ombra sul terreno, soprattutto verso il fondo della lama. Alcuni non hanno più un tronco solo, ma due, tre o, addirittura, quattro, disposti a cerchio. Sono sculture spontanee formatesi in un tempo lunghissimo, sotto l’azione degli eventi atmosferici.

Quasi non sembrano più ulivi, ma figure danzanti, personaggi venuti fuori dalla mitologia, giganti bloccati in un attimo infinito, nel culmine di un’azione plastica ed eroica.

Ed ecco apparire improvvisamente, tra il fogliame, il gruppo dell’Apollo e Dafne come lo scolpì Bernini nel marmo più bianco, trasposto qui in maniera naturale nel legno

e poi il gruppo delle Tre Grazie del Canova impegnate in una danza eterna.

Alcuni esemplari assomigliano ad esseri che urlano senza voce, con le braccia rivolte al cielo per chissà quale preghiera; altri sembrano rassicuranti creature fantastiche che invitano a trovare rifugio tra i loro corpi cavi e riposo sulle radici sporgenti che formano comodi sedili.

A BISCEGLIE IN PUGLIA TRA ULIVI SECOLARI

Questi monumenti sono diversi da quelli della Valle d’Itria e del Salento che hanno i tronchi più avvitati e tozzi. Sono forse meno famosi, ma ugualmente antichi e ancora vitali, imperturbabili a sfidare la sete, per il clima poco piovoso del Mezzogiorno, e le malattie, come l’ultima arrivata, la Xilella, il batterio che nel Salento, dal 2013, ne ha decimati a migliaia, e comincia a fare le prime vittime anche nel Nord della Puglia, qualcuna proprio a Bisceglie.

Tutto è successo nel momento in cui nella regione si andava rafforzando la coscienza di tutelare gli ulivi monumentali, non solo per la loro bellezza e la qualità dell’olio extravergine che se ne ricava, ma anche per il valore storico e antropologico di cui sono portatori. Nel 2007 fu avviato il loro primo censimento per conoscerne tutta la popolazione, controllarne il traffico illegale e avviarne la procedura per il vincolo di patrimonio naturale dell’umanità, proteggendoli così, da qualsiasi operazione dannosa da parte dell’uomo.

Pure per l’intera lama Santa Croce si sta procedendo ad un vincolo, con l’intento di trasformarla in Parco Regionale, in quanto area d’interesse naturalistico, ambientale, paesaggistico e archeologico. Gli uliveti secolari della lama custodiscono, infatti, le tracce di quella civiltà megalitica che durante il Neolitico e l’età del Bronzo produsse i famosi Dolmen.

Simili a capanne di pietra, fanno pensare più a dimore di esseri soprannaturali che ad opere del genio umano, sia per il loro aspetto misterioso, sia per il motivo di essere stati realizzati sovrapponendo materiali troppo grandi e pesanti per un’epoca in cui i mezzi e le tecniche a disposizione degli uomini erano estremamente rudimentali. Sono, in realtà, dei sepolcri importanti, forse appartenuti alle élite di genti ormai stanziali, e il loro nome celtico, che significa “tavola di pietra”, è dovuto al fatto che ne furono identificati tanti dagli archeologi inizialmente solo nel Nord Europa.

A BISCEGLIE IN PUGLIA TRA ULIVI SECOLARI

Nacque l’idea che di lì il modello si fosse diffuso nel resto del continente. Con le successive scoperte si è ritenuto più probabile, invece, che i Dolmen fossero stati costruiti dai diversi popoli in maniera indipendente.

Furono eretti, non si sa ancora con quali strumenti e stratagemmi, secondo la logica del primo e più semplice sistema architettonico che ne garantiva la staticità: quello trilitico.

A BISCEGLIE IN PUGLIA TRA ULIVI SECOLARI

Questo sistema consiste nel porre in terra due elementi di pietra verticali a sostegno di uno orizzontale; e la camera sepolcrale del Dolmen, di forma quadrangolare con un lato aperto, era costituita da tre lastre lapidee verticali per le pareti e un’unica grande lastra orizzontale come copertura. Il lato aperto dell’ambiente si affacciava su di un lungo corridoio di accesso a cielo aperto delimitato da altre lastre di pietra verticali. Un tumulo di massi di piccola dimensione ricopriva, infine, la camera e i lati del corridoio, creando così una grande cupola ellittica.

Dei tre Dolmen rinvenuti in questa zona, quello detto “della Chianca”, il cui nome deriva da una parola del dialetto locale che riprende il significato di Dolmen, è il meglio conservato, anche rispetto agli altri presenti in Puglia e in Europa, nonostante sia stato spogliato, nei secoli, del suo tumulo di pietre, utilizzate per costruire muretti a secco, e di una parte del suo contenuto.

Finalmente nel 1909 fu sottoposto a veri e propri interventi di scavo e recupero fatti dalla soprintendenza ai Beni Culturali di Bari, durante i quali furono trovati otto scheletri circondati da oggetti di ceramica, pendagli di collane, perle in ambra, proveniente sicuramente dai paesi baltici, frammenti di lama in selce ed ossidiana, una falera bronzea e tracce di cenere con ossa di animali, serviti probabilmente per compiere dei riti sacri. Tutti i ritrovamenti sono ora nel Museo Archeologico barese, mentre il Dolmen, diventato monumento dell’Unesco nel 2011 in quanto testimonianza di una cultura di pace, per essere stato un luogo di antica spiritualità, è liberamente visitabile in queste campagne e rintracciabile attraverso la segnaletica stradale.

Gli ulivi secolari e i Dolmen preistorici di questa zona, insieme alle grotte di origine carsica come quella detta, anche lei, ” di Santa Croce” , dove sono stati ritrovati un femore appartenuto   all’uomo di Neanderthal, ed una stuoia del VI millennio a.C., oggi conservati al Museo Civico ed Archeologico di Bisceglie, sono fonti storiche preziose, per fortuna sopravvissute in un territorio fortemente antropizzato, che ci consentono di poter immaginare alcuni istanti della vita e delle usanze dei nostri più antichi progenitori.

Alla fine di questa scoperta, riecheggiano nella memoria, più esatte e attuali che mai, le parole dello storico dell’arte Cesare Brandi :

” la terra vera di Puglia è quella arcaica, non arretrata, ma immemorabile”

scritte in “ Pellegrino di Puglia” del 1960, dopo aver ammirato questo patrimonio millenario ancora incredibilmente presente accanto ai simboli della modernità.

C’è d’augurarsi, allora, che possano giungere al più presto tutti i vincoli necessari per la tutela della lama, in modo da scongiurare ogni ombra di speculazione o degrado capace di disperdere tutto quello che finora si è salvato, e ricucire il tessuto del processo evolutivo che ci ha portato ad essere quello che siamo.

A BISCEGLIE IN PUGLIA TRA ULIVI SECOLARI

   

Testi e foto Carmela Palmieri

Francesco Ricco

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