Luoghi

Puglia, Sulle tracce di Canne, oltre la battaglia

Articolo pubblicato sul n 25 del 2024 della rivista Amazing Puglia

Canne della battaglia, collina

Canne

Si sale, senza troppa fatica, intorno ad una bassa collina, per raggiungere l’antico abitato di Canne della battaglia, ridotto ormai al silenzio delle sue pietre sparse. In cima, prima di varcare il recinto delle mura, la vista si apre piacevolmente sulle vigne sottostanti e sulla piatta valle dell’Ofanto con il promontorio del Gargano all’orizzonte.

Alle spalle, invece, il paesaggio è quello dolcemente ondulato che preannuncia l’altura delle Murge.

Superata la porta orientale, si accede alla cittadella, tra brandelli di muri più o meno leggibili e conci che fanno capolino dal terreno, lì dove non è arrivato il lavoro degli archeologi a riportare alla luce quel che è ancora sepolto.

Abside Basilica

E guardando questa coltre di terra non si può fare a meno di pensare alla natura e alla sua incredibile capacità di assimilare i luoghi abbandonati dall’uomo. Così, le rocce che un tempo furono trasformate in blocchi per erigere le mura possenti e le case di quella che fu prima un vicus, in età romana, e poi una civitas, durante il medioevo, sono tornate a confondersi con la collina su cui furono poste le une sulle altre.

Mura della Cittadella

Nata probabilmente come emporio strategico dell’importante città di Canosa, sull’ultimo tratto del fiume Ofanto; prezioso granaio della potenza di Roma e sede vescovile dopo la distruzione di Canosa, Canne è conosciuta esclusivamente per la famosa battaglia del 216 a.C. tra romani e cartaginesi, durante la seconda guerra punica. A farla entrare nella storia sono state le trasposizioni spesso contraddittorie, di Polibio e Tito Livio, vissuti nel periodo di poco successivo a quello della battaglia, ognuno con le proprie fonti e con i propri intenti, concordi però sul fatto che si è trattato di una delle più disastrose sconfitte romane e dell’evento in cui meglio si è potuto esprimere il genio tattico di Annibale.

Il generale cartaginese studiò attentamente le caratteristiche del luogo prima dello scontro, per poterle utilizzare a proprio vantaggio, e ideò una efficacissima manovra a tenaglia, studiata ancora oggi nelle accademie militari, che gli permise di ottenere una vittoria schiacciante, nonostante un esercito numericamente inferiore, e una fama mai sopita tra i posteri, soprattutto in ambito militare.

Non mancano i toponimi a stimolare l’immaginazione e a riportarci indietro a quel tempo come il “Campo del Sangue”, “Pezza la Forbice” e contrada “Paolo Stimolo”, alterazione di “Paulus Tumulus”, il Tumulo di Paolo, di cui non si è conservato più nulla, fatto di pietre accatastate per segnalare la sepoltura del generale romano Lucio Emilio Paolo, voluta dallo stesso Annibale per onorarne il valore.

Oggi, passeggiando tra le rovine del sito, pur potendo rintracciare le basi delle antiche abitazioni e il decumano, riemersi dagli scavi, si fa fatica ad immaginare la quotidianità di quella vita o la paura durante gli assedi a cui, più volte, il luogo fu destinato.

Decumano

Nell’89 a.C., infatti, tornarono i soldati romani su queste rive dell’Ofanto a combattere, questa volta contro i Popoli Italici ribelli, e a distruggere Canne, loro alleata. Nel 547 d.C., col declino dell’Impero Romano d’ Occidente, arrivarono invece i Goti e poi i Longobardi, i Saraceni e i Bizantini in una serie di battaglie sanguinose per il controllo del territorio, fino a quando, nel 1083 il conte normanno Roberto il Guiscardo la devastò per vendicarsi del tradimento di suo nipote Ermanno, conte della cittadella.

Da quel momento qualsiasi tentativo di arginarne la decadenza e lo spopolamento da parte del vescovo Ruggiero, proclamato santo dopo la morte, servirà soltanto a rallentare l’epilogo della sua storia, perché nel 1294 Canne perderà la sua autonomia e sarà annessa al territorio della vicina Barletta.

Queste mura aperte al cielo sono, ora, finalmente, un luogo di pace in cui poter stare soli con la propria anima a riflettere o a godersi il silenzio della campagna, ed un luogo di scoperte inaspettate, che ci riportano persino agli albori della civiltà.

La minutissima statuetta in argilla raffigurante la Dea Madre, vecchia di 6000 anni, ma ancora così intatta nella sua bellezza essenziale e propiziatoria, è infatti il reperto più antico trovato sulla cittadella di Canne della battaglia, anche se nel Museo Archeologico della cittadella ne è conservata una copia perfetta, mentre l’originale si trova nel Museo Archeologico di Manfredonia .
Seppure una copia in argilla, questa testimonianza, insieme ad un sonaglino di terracotta dipinta, appartenuto ad un’infanzia lontanissima, e ad altri preziosissimi oggetti, contribuisce a restituisce un po’della vitalità del posto fino al momento in cui fu completamente disabitato e consegnato all’oblio.

Canne della battaglia

Dea Madre

Canne della Battaglia

Sonaglio

Nonostante il suo patrimonio, Canne della battaglia è ancora poco conosciuta e poco visitata.
Meriterebbe maggiore attenzione sia per la sua bellezza, che per il valore delle testimonianze che conserva, di cui molte ancora da scoprire.

È passato troppo tempo, infatti, dagli scavi parziali che l’hanno rivelata e sarebbe il momento di investire maggiormente in nuove e lunghe campagne di indagini per ricucire il più possibile il tessuto degli eventi, facendo coincidere le prove tangibili con quelle dei documenti scritti. Si recupererebbe così un altro tassello della nostra storia, non solo locale ma ben più ampia, perché la storia di un singolo territorio non è a sé stante, ma legata a quella degli altri, grazie agli scambi continui che ci sono stati e ai movimenti dei popoli arrivati da terre anche lontane che hanno lasciato tracce profonde lungo il proprio cammino, intrecciando i destini delle genti.

Testo e Foto di Carmela Palmieri

Francesco Ricco

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.