Puglia- Margherita di Savoia, la città che nasce dal sale.
Articolo pubblicato sul n 23 del 2023 della rivista Amazing Puglia
È un mondo alla rovescia quello che ci restituiscono gli specchi d’acqua della salina di Margherita di Savoia. Il riflesso perfetto del cielo e delle nuvole ci disorienta, ci fa girare la testa.

A restituirci la direzione, ad indicarci quello che sta in basso e quello che sta in alto, ci pensano i fenicotteri e gli altri uccelli acquatici che qui si fermano, con le zampe piantate sul fondo dell’acqua, alta pochi centimetri, a cercare il minuscolo cibo, a gustarsi la quiete indisturbati e a nidificare sotto il sole, senza il riparo di un albero, perché l’unica vegetazione possibile è quella delle sapidissime salicornie e delle altre piante basse capaci di sopravvivere ad una concentrazione salina molto alta.

Fenicottero

Siamo in un habitat modificato dall’uomo in cui, però, hanno trovato accoglienza diverse specie di uccelli acquatici e dal 1996 anche i fenicotteri, prima per svernare, poi per nidificare e diventare stanziali. Così sono stai istituiti la Riserva Naturale di popolamento animale, visitabile insieme al Museo Storico delle Saline e all’osservatorio naturalistico Salpi che fa riferimento alla LIPU, e il vincolo di Zona Umida di valore internazionale.

Cavaliere d’Italia

Avocetta
Questo è il paesaggio che ci accompagna da un lato, percorrendo la strada che va da Margherita di Savoia verso Nord, fin oltre la Torre di Pietra. Dall’altro lato, invece, scorrono, paralleli, gli arenili coltivati e il mare.
Una striscia di terra assolata in mezzo alle acque delle saline e del mare che un tempo erano unite a formare una laguna, ritiratasi poi nel lago di Salpi, oggi quasi completamente bonificato e trasformato in impianto salinifero.

Montagna di sale

Vasche
Proprio intorno a questo lago si sono sviluppati i primi insediamenti umani. Qui si raccoglieva il sale depositatosi nelle conche naturali, per conservare i cibi. Ma furono le genti provenienti dall’Illiria ad insegnare a questi primi abitanti delle saline la sua coltivazione attraverso la creazione di canali per l’alimentazione delle vasche con l’acqua di mare e ad aumentarne la produzione per poterlo esportare in Oriente. Il sale era una risorsa così preziosa da essere utilizzata come merce di scambio e, dai romani, per integrare, addirittura, lo stipendio dei militari o degli impiegati civili nel famoso salario.
Anche loro arrivarono in queste paludi per lo sfruttamento delle saline e fondarono la città di Salapia, diventata poi Salinis, edificata tre volte in punti ogni volta diversi, ma non molto lontani tra loro. La prima probabilmente si trovava sul sottile tratto di terraferma tra il lago di Salpi e il mare, la seconda e la terza, di cui si sono trovate delle tracce durante degli scavi archeologici, si trovavano in una zona più interna, al di là del lago, una, nella località chiamata Monte, più a Nord, l’altra in località San Vito, più a Sud, vicina alla città di Trinitapoli.
Al periodo romano sembrerebbero risalire anche i resti di un porto canale appena affiorante nelle acque prospicienti la spiaggia di Torre di Pietra, mentre al Medioevo risalirebbe, secondo i documenti arrivati fino a noi, il casale di Santa Maria de Salinis, appartenuto prima al conte normanno Goffredo e poi, con una sua donazione, al vescovo di Canne, Ruggiero. Il casale era grande dall’Ofanto al promontorio di San Nicolao de Petra e comprendeva il complesso delle Salinae Cannarum, perché sotto la giurisdizione del vescovo di Canne.
Del promontorio, del suo abitato, che aveva dato i natali al vescovo Ruggiero, divenuto poi santo, e del convento che qui si trovava non se ne ha più traccia, ormai completamente sommersi a causa dell’erosione marina che continua ancora a modellare questa costa. Doveva trovarsi proprio nella zona dell’antico porto canale, in direzione della cinquecentesca torre di avvistamento, detta Torre di pietra, e della settecentesca chiesetta di San Michele sorta lungo il percorso dei pellegrini che, a piedi, raggiungevano il Santuario Micaelico sul Gargano.

Chiesetta di San Michele e Torre di avvistamento Torre di Pietra
D’allora il casale e le saline sono passate di mano in mano a tutti coloro che si sono succeduti nel controllo del territorio, dai Templari di Barletta nel 1158 a Federico II, dagli Angioni, che nel 1294 le accorparono ai territori di Barletta e ne cedettero i diritti ai banchieri fiorentini con cui avevano contratto forti debiti, agli Aragonesi nel 1500, dai Borbone che nel 1754 la bonificarono e la valorizzarono con le grandi opere di ristrutturazione dell’architetto Vanvitelli, ai Savoia che nel 1879 daranno finalmente autonomia e identità a questi abitanti, fino a quel momento dipesi dai comuni limitrofi, in passato emigrati a Barletta a causa della malaria e poi ritornati, ma vissuti sempre in povertà nonostante la ricchezza della salina, sfruttati da chi si arrogava il diritto su questa risorsa.
Quindi la città prese il nome di Margherita di Savoia in onore della prima regina d’Italia e pian piano cominciò ad assumere l’aspetto di una vera città con case di pietra e non più pagliare e con un’economia strettamente legata alla salina, al mare e agli arenili, dal 1947 anche ad un impianto termale che sfrutta i benefici delle acque madri e dei fanghi delle saline. L’apparato di produzione del sale è entrato, poi, in un percorso evolutivo che non si è più arrestato, attraverso nuove bonifiche e lavori legati al miglioramento della canalizzazione, dell’approvvigionamento delle acque marine e un processo di meccanizzazione dei lavori, che inizialmente erano eseguiti manualmente, associato anche all’utilizzo delle nuove tecnologie.
E se nel 1700 è arrivato Luigi Vanvitelli ( Architetto della famosa Reggia di Caserta ) a lasciare la sua impronta rivoluzionaria all’interno della salina, negli anni’30 l’ingegner Pier Luigi Nervi ha realizzato uno dei suoi capolavori per il Magazzino dei Sali che, dopo il restauro, sarà di nuovo fruibile per essere la sede di un grande progetto museale.

Magazzino dei sali

Margherita di Savoia, oggi, ospita la salina più grande d’Europa che, come in passato, si ritrova a passare dal Monopolio di Stato, fino al 1994, alla gestione privatizzata di aziende italiane o straniere che si sforzano di far quadrare i bilanci di una macchina complicata.
Contemporaneamente la città sta sviluppando una identità turistica, grazie alle potenzialità del suo litorale. Qui, infatti, si respira sempre un’aria vacanziera, con le strade che portano dritte tutte al mare e le abitazioni, i bar e i ristoranti che si affacciano sulle grandi spiagge attrezzate.

Stabilimenti balneari

Vicoli

Porto Canale
Il tempo a Margherita di Savoia sembra scorrere lentamente, quasi ad invitarci a rallentare i ritmi e a godere degli attimi della nostra vita, ad assaporarli con attenzione. E’ il tempo che da millenni il sale ha dettato all’uomo per rigenerarsi, il tempo della pazienza, del saper aspettare.
Testo e Foto di Carmela Palmieri


