Puglia-Approdo alle Isole Tremiti
“Dalla sua cella lui vedeva solo il mare
Ed una casa bianca in mezzo al blu
Una donna si affacciava, Maria
È il nome che le dava lui”.
L’isola di San Domino e San Nicola: rifugio dell’anima
Questa è l’immagine poetica e malinconica che Lucio Dalla ne seppe ricavare stando sull’isola di San Domino, nelle Isole Tremiti, il suo rifugio dell’anima, a guardare il bellissimo mare delle Tremiti e la vicina isola di San Nicola con l’abbazia fortificata. Purtroppo, da quando i re borbonici l’avevano adibita a colonia penale, aveva smesso di essere un luogo di preghiera e di contemplazione ed era diventata evocatrice di storie di prigionieri.

Isola di San Nicola
Condizione che si protrasse ancora nel 1911, Isole Tremiti, a causa della deportazione di un gran numero di uomini, donne e bambini provenienti dalla Libia, durante la guerra coloniale intrapresa dal governo giolittiano contro il morente impero ottomano, per il controllo di quei territori. Gente innocente che vi morì per gli stenti e le malattie, costretti in uno spazio troppo piccolo e con poche risorse.
Fascismo e confino
Il fascismo, poi, vi confinò coloro che furono accusati di omosessualità, ritenuta immorale, e gli oppositori del regime, come il futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini, prima di essere trasferito a Ventotene.
La storia dei prigionieri e degli esiliati
Ma, andando molto più indietro nel tempo, a prima che vi fosse costruita la grande abbazia dai monaci benedettini, anche l’imperatore Augusto, vi esiliò Giulia, sua nipote, per aver commesso adulterio o forse per aver complottato contro di lui. Vissuta probabilmente in una delle due domus rinvenute nella zona archeologica dell’isola di San Nicola, Giulia fu sepolta in una tomba della necropoli ellenistica.

Nella triste storia degli esili forzati che caratterizzò le isole Tremiti, forse quello più felice, secondo i racconti mitologici, fu quello dell’eroe omerico Diomede che, fuggito dalla città di Argo, a causa di una punizione ricevuta dalla dea Afrodite, ferita da lui in battaglia durante l’assedio di Troia, giunse su queste terre stabilendovi la sua nuova dimora. Si dice che sia sua, l’unica tomba circolare a cupola scavata nella roccia, vicina a quella di Giulia, e che da lui derivi l’antico nome delle isole Tremiti, dette appunto Diomedee, generate dopo che l’eroe ebbe lanciato nell’Adriatico alcune pietre portate proprio dalla città della Troade.
Pure le berte che popolano le coste di queste isole vengono chiamate Diomedee, e altro non sarebbero se non i suoi compagni fedeli, trasformati in uccelli marini dalla dea della bellezza, così che potessero ricordarlo e custodirlo in eterno. Le si può ascoltare, di notte, in quel loro canto malinconico, simile al pianto di un neonato, quando rientrano ai nidi con il cibo per i loro pulcini, e provare una sensazione di spaesamento per quel suono inquietante che sembra mescolare leggenda e storia.
Natura selvaggia e paesaggi incontaminati delle isole Tremiti
Oggi le isole Tremiti sono diventate un luogo dove riconciliarsi col mondo, immersi in una natura ancora abbastanza incontaminata, dall’aspetto selvaggio, che ha conquistato anche la sensibilità e il genio creativo di Pino Daniele, trascinato qui dall’amico Lucio, ispirandogli alcuni brani di Musicante. Il disco uscito nel 1984 porta in copertina proprio una sua foto, scattata sul grande pianoro dell’isola di San Nicola tra i fili di paglia di aglio selvatico. Forse, l’essere quasi completamente prive di spiagge comode, e troppo piccole per accogliere un grande numero di visitatori, ha consentito a queste isole di conservare una certa integrità. Qui, in inverno, ci vivono solo cento persone, concentrate esclusivamente a San Domino e a San Nicola, perchè Capraia o Capperaia, Pianosa e il Cretaccio sono scogli inospitali e completamente disabitati.
Piccole, aspre, ma bellissime e ricche di storia, queste isole ci riportano ad una dimensione umana più semplice, libera dai condizionamenti dell’apparire e del consumismo. Per vivere qui servono poche cose, niente orpelli, fronzoli, che è meglio lasciare sul continente prima di partire. A chi è abituato a troppe comodità, alla vita troppo mondana e allo shopping vacanziero, le isole richiedono un giorno di adattamento, poi ci si innamora della loro dimensione fatta di essenzialità. La bellezza della natura invita alla scoperta degli angoli più nascosti e più unici e aiuta a sopportare qualche difficoltà pur di trovarli. Tranne che per qualche cala di facile accesso e meglio attrezzata, bisogna percorrere dei sentieri impervi per arrivare alle baie più suggestive.


Esperienze subacquee: il mare delle isole Tremiti
Ma non basta, è necessario mettersi in barca per capire come sono fatte queste rocce su cui si è approdati, ricche di insenature e grotte. A volte sembrano innalzarsi dall’acqua stagliandosi alte, contro l’azzurro del cielo, altre volte sembrano adagiarsi, piano, fino a toccarla; ora bianche di calcare,

e ora gialle di marne.

Scendere, poi, nelle profondità di questo mare, che espone, indifese, tutte le sue bellezze più fragili e trovarsi tra le gorgonie, il corallo nero, le spugne e una grande quantità di pesci; svelare i suoi segreti intercettando sui fondali i reperti appartenuti ad ogni epoca, degni di un vero e proprio museo del mare, suggella il legame con questo angolo di mondo

Isola di Capraia
Persone e storie moderne: Arturo Santoro e gli isolani
Non poteva che essere figlio di queste acque, Arturo Santoro, una specie di figura mitologica moderna delle isole Tremiti, campione del mondo di pesca subacquea nel 1969, un altro pezzo di storia di queste isole, che è facile incontrare e riconoscere se si va a san Domino, altero e stiloso, come sempre, col suo sigaro.
La vita degli isolani però non è semplice, è fatta di tanta organizzazione per far fronte ai giorni in cui le condizioni del mare non permettono alle navi con la merce di arrivarvi. Per chi viene ospite, invece, è una piacevole e rilassante routine tra una colazione al bar, un bagno rigenerante e il pranzo. Tutto è a breve distanza, e davvero non serve alcun mezzo di trasporto per spostarsi all’interno delle due isole principali. Si memorizzano presto anche i volti degli isolani, provando la sensazione di essere a casa.
La dimensione autentica delle isole Tremiti
Ma se non si decide di trasferirsi qui completamente, disposti a sopportare qualche disagio pur di godere di tanta pace e bellezza, arriva inevitabilmente il momento della partenza che richiede, come l’arrivo, un periodo di accettazione, e forse di perdita. Succede, infatti, che dopo aver camminato all’ombra dei pini di Aleppo sull’isola di San Domino e aver scorto tra la fitta vegetazione il mare verde smeraldo e turchese che riempie gli occhi e invita a raggiungerlo; dopo aver esplorato gli spazi misteriosi ed articolati dell’abbazia sull’isola di San Nicola, con il grande Baluardo del Cavaliere, che ci proietta in una atmosfera fantastica, e aver raggiunto, infine, il grande pianoro desolato, dove lo sguardo spazia lontanissimo sul mare a fare immaginare antichi viaggi, è come perdere di nuovo quella parte di sé più autentica, più in sintonia col creato, che si era finalmente ritrovata.
Si parte così a malincuore, con la promessa a sé stessi di farvi ritorno il più presto possibile.

Testo e foto di Carmela Maria Palmieri
Articolo pubblicato sul n 27 del 2024 della rivista Amazing Puglia


