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Isole Eolie – viaggio tra mito, vulcani, storia, e infinita bellezza

Panorama delle isole Eolie con

Brandelli di terra sparpagliati nel Mar Tirreno, le isole Eolie, continuano ad evocare quel mondo lontano che appartiene alla mitologia dell’antica Grecia. Il loro aspetto primordiale, dovuto ad un’attività vulcanica mai cessata, ha sempre impressionato e affascinato l’uomo, che ne ha fatto la dimora delle sue divinità o lo scenario delle sue leggende fantastiche.

È probabile fosse Lipari l’isola che Omero, nell’Odissea, chiamò Eolia. Un’isola galleggiante, cinta da un muro di bronzo, su cui Eolo, il dio dei venti, aveva il suo palazzo. E, sempre a Lipari, il poeta Callimaco, vissuto tra il 310 e il 235 a.C., nell’Inno ad Artemide, fa incontrare la dea della caccia bambina con i Ciclopi, gli aiutanti di Efesto, dio del fuoco, perché le fabbrichino arco e frecce e li sorprende, nelle fucine all’interno dei vulcani, mentre forgiano un ferro incandescente, dando forti colpi di martello sull’incudine che risuonano in tutta la Sicilia e oltre.

Amate dagli scrittori esploratori durante il Grand Tour e dai romanzieri di avventure, queste isole sono entrate, nel corso dell’800, nei diari di viaggio di Alexander Dumas padre, di Guy de Maupassant e nel fantascientifico “Viaggio al centro della Terra” di Jules Verne. Nel romanzo verniano i protagonisti, scendendo all’interno di un cratere vulcanico dell’Islanda per indagare le viscere del pianeta, arrivano, inaspettatamente, a Stromboli spinti dalla lava, mentre attraversano i fiumi sotterranei su di una zattera.

Isole eolie Vulcano Stromboli

Stromboli

Oggi, per il loro mare bellissimo e ancora incontaminato, per le rocce scultoree di natura vulcanica che caratterizzano le coste e per la semplicità e la solarità dei centri abitati, dalle atmosfere mediterranee, consideriamo le isole Eolie un paradiso per lo spirito, anche se, per gli isolani, stare qui non è mai stato semplice.  Sono terre fertili, perché ricche di minerali, ma senza acqua. In passato ogni casa aveva la sua cisterna per conservare quella piovana, e, anche se ormai da decenni arriva la nave per fornire alla rete idrica delle isole l’acqua potabile, per il contadino è sempre un problema irrigare i campi, e quello che viene prodotto è il risultato di tanta passione e ostinazione.

Isola di Salina – Rinella


Per vincere l’assedio del mare, gli eoliani sono stati anche eccellenti pescatori e coraggiosi marinai, ricercati dalla marina inglese durante la guerra con Napoleone. Possedevano una flotta di velieri che servivano sia per i collegamenti con le altre isole e con la terraferma, sia per esportare in tutto il Mediterraneo il prezioso vino prodotto dalle uve di Malvasia.

Alla fine del XIX secolo, però, queste genti videro morire le loro speranze di una vita isolana dignitosa a causa di un attacco di fillossera, che distrusse le piantagioni viticole e segnò il declino anche delle flotte dei velieri impegnate nel commercio del vino. Gli eoliani, allora, emigrarono in massa nelle Americhe e in Australia.  

Nelle miniere di allume e zolfo dell’isola di Vulcano ci lavoravano i detenuti durante la dominazione borbonica, descritti da Alexander Dumas nel suo libro” Viaggio nelle Eolie” come

“bestie selvatiche” che, “… a seconda delle diverse vene della terra ove si trovavano a lavorare, finivano per assumerne i colori: taluni gialli come i canarini, altri rossi come gli huroni, altri ancora infarinati come pagliacci oppure dal colorito bruno come i mulatti…”.  

Nelle miniere di pomice a Lipari, ci hanno lavorato, invece, gli isolani, fino al 2005, in maniera non meno bestiale, nel momento in cui né la pesca, né l’agricoltura riuscivano a sfamarli. E, sempre a Lipari, non per i lavori forzati, ma per essere tenuti in una condizione di isolamento, arrivarono qui, durante il fascismo, oppositori politici come Carlo Rosselli, Emilio Lussu, Francesco Fausto Nitti.  Rimaste, poi, pressoché sconosciute a gran parte del mondo e povere fino alla fine della Seconda guerra mondiale, le isole Eolie cominciarono a farsi notare soltanto nel dopoguerra grazie al cinema.

Isole Eolie Vulcano

Isola di Vulcano – zolfo affiorante dalle rocce

Tutto cominciò con Francesco Alliata, un nobile siciliano, amante del mare ed esperto di reportage, che, insieme ad altri suoi amici, fondò il “Circolo dei cacciatori sottomarini” con base a Salina, in un palazzo affacciato sulla costa del villaggio di Rinella, tutt’ora riconoscibile dalle strane sculture, a forma di mezzo busto di uomo stilizzato, collocate lungo tutta la terrazza.

Isola Eolia . Salina - Ex Circolo dei cacciatori sottomarini a Rinella

Isola di Salina – Ex Circolo dei cacciatori sottomarini a Rinella

Muovendosi tra le varie isole, il gruppo realizzò, nel 1946, il primo documentario subacqueo con strumenti pionieristici molto rudimentali, in cui vennero riprese alcune battute di pesca, ma soprattutto la bellezza e la ricchezza di questo mare. La pellicola venne proiettata al festival del cinema di Cannes, riscuotendo parecchio consenso e dando il via ad un genere tutt’ora in grande evoluzione.

Così, nel 1949, arrivò alle isole Eolie anche il regista Roberto Rossellini, già famoso per i suoi film: Roma città aperta, Paisà e Germania anno zero, per girare “Stromboli terra di Dio” con Ingrid Bergman, una delle attrici più affascinanti del momento, di cui s’innamorò perdutamente. La natura aspra dell’isola di Stromboli e le condizioni di vita difficili degli abitanti diventarono nelle sue mani la creta preziosa per modellare la narrazione neorealista del film, e mettere in luce l’arretratezza, delle realtà più povere e lontane dell’Italia di quel periodo.

Isola di Salina, borgo marinaro di Rinella

Quasi contemporaneamente, però, e in concorrenza, anche il gruppo dei Cacciatori sottomarini, avendo costituito la “Panaria film”, produsse la sua opera cinematografica ambientata alle isole Eolie, intitolata “Vulcano”. A dirigerla fu chiamato dall’ America il regista tedesco Dieterle, al posto del regista Rossellini, a cui inizialmente era stato proposto il progetto del film e che invece aveva preferito lavorare per conto suo.  Inoltre, sempre secondo il progetto iniziale della Panaria, fu scelta come interprete principale la grande attrice Anna Magnani, che da poco aveva rotto la sua relazione con Rossellini.

Ma la novità del film Vulcano non fu tanto la trama e la poetica, che si muovevano sempre nell’ambito neorealista, quanto l’utilizzo delle nuove tecniche per le riprese sottomarine, messe a punto da Francesco Alliata e il suo Circolo, per un fine non solo documentaristico, ma anche artistico. La fama delle due pellicole, che mostravano un mondo molto semplice e arcaico, enfatizzata dalle vicende sentimentali dei protagonisti, creò, involontariamente, un nuovo mito di queste isole, quello del ritorno alle origini, soprattutto per quei personaggi illustri ed intellettuali che cercavano una pausa dai vincoli sociali dei loro ruoli.

Nacque, alle isole Eolie, il primo fenomeno di turismo, che diede una svolta all’economia, rilanciando anche la coltivazione e vinificazione delle uve di Malvasia e la valorizzazione degli altri prodotti tipici di queste isole come il cappero, l’uva passita, l’olio e il grano.  

Isole Eolie vigneti di Malvasia

Isola di Salina – vigneti di Malvasia

Nonostante, però, da quel momento la rinascita delle attività produttive non si sia più fermata, vivere qui significa ancora dover accettare alcuni disagi, dovuti al fatto che si è circondati dal mare, e il mare, soprattutto in inverno, non sempre consente alle navi di viaggiare per trasportare le persone e le merci.  

Sulle isole si può rimanere senza collegamenti per alcuni giorni, e questo richiede un grande spirito di adattamento e di organizzazione. È un isolamento temporaneo causato dal tempo atmosferico, una pausa nel tran-tran quotidiano che può attrarre chi vuole conservare o ritrovare un ritmo di vita più naturale. Così, se c’è chi scappa dalle Eolie in cerca di una vita più facile e con maggiori prospettive sul continente, c’è anche chi viene e non vuole più andare via, trovando nella bellezza e nella calma di questi posti il motivo per superare tutte le difficoltà.

Stando su queste isole, lo sguardo si rivolge sempre su di un paesaggio unico, fatto ora di riposanti orizzonti marini, interrotti qua e là dalle altre cime vulcaniche emerse, ora di rigeneranti vedute sui pendii verdeggianti.

Isola di Salina

Stupefacente è pure lo scenario del grande cratere di Vulcano, quando si aggira l’isola con la nave per andare a Salina. La sua bocca appare come l’apertura di una pentola da cui fuoriesce un forte e pesante vapore bianco, segno della sua attività.

isole eolie

Isola Vulcano

Magnetica è, invece, l’immagine della fontana rossa di lava incandescente che esce delle bocche dello Stromboli, spinta dalla forza dei gas, visibile di sera, ad intermittenza, con le esplosioni. L’isola sembra un faro che lampeggia nel buio, e gli antichi naviganti la utilizzavano proprio per orientarsi in questo mare.

Di giorno le esplosioni stromboliane non si vedono, ma s’intuiscono dalla nuvola grigia che ne avvolge la cima, e, una volta approdati, è forte la sensazione di camminare su di una terra instabile, che respira con il vulcano, la cui voce burbera di tuono ci ricorda che questo è il suo regno.

Tutto il magma si riversa sul lato settentrionale, dove si aprono i crateri; e il depositarsi delle polveri e dei lapilli, il rotolio in acqua delle rocce ancora calde lungo la sciara del fuoco, il dilavamento delle piogge, rendono questo versante ripido e inaccessibile, con una superficie mossa, appena, da vallecole.

Vista serale dell’eruzione dello Stromboli

Forse è questa natura quasi ostile all’uomo che consente alle isole Eolie, ancora oggi, di conservare la loro genuinità, sia nel paesaggio che nel modo di vivere dei propri abitanti.  Sono, comunque, da tempi remotissimi, uno scrigno di testimonianze della presenza umana e ogni isola ne custodisce delle tracce. A Lipari ci si procurava l’ossidiana per realizzare oggetti da taglio, quando non si conoscevano ancora i metalli.

Ma ritrovamenti che risalgono allo stesso periodo sono avvenuti anche su tutte le altre sei isole, sia sulla terra che sui fondali marini, a causa di antichi naufragi. Ed è entusiasmante poterli rintracciare nei siti archeologici che sono stati resi fruibili o nel museo archeologico di Lipari.

Ben leggibili sono pure le tracce di un passato più recente. Gli ammodernamenti nelle vecchie abitazioni, fatti per adeguarle alle esigenze attuali degli abitanti o per accogliere il flusso turistico, non hanno cancellato quelle che erano le caratteristiche dell’architettura eoliana, anzi hanno cercato di metterla in evidenza, di riscoprirla come attrattiva e come peculiarità della cultura, del terreno, del clima e delle attività produttive di questi posti.

Nel paese prevale la palazzina con portone, balconi e finestre incorniciati dalla pietra lavica che spicca sull’intonaco colorato.

A punteggiare, però, tutto il territorio delle isole sono le case bianche cubiche, ad un piano o due, con un bagghiu sul davanti (una veranda), coperto da un pergolato, e i pulera, le colonne tonde in muratura con un’anima in legno, a sorreggere il pergolato. Erano le case dei contadini dove si svolgevano tutti i lavori per la trasformazione e la conservazione dei prodotti della terra, dalle cui terrazze, seduti sui basuli, i sedili ricoperti di maioliche colorate che si trovano dalla parte interna dei parapetti, si può godere delle albe e dei tramonti più emozionanti.

Casa Eoliana

Di qui la visuale arriva così lontano da lasciare intravedere le coste della Calabria o della Sicilia fino alla cima dell’Etna col suo pennacchio di fumo.

Quando, poi, il cielo diventa scuro e spunta la luna, si può vedere la gibigiana sul mare che amplifica la sua luce, rendendo la notte speciale, soprattutto a chi è abituato a vivere nelle città tra gli alti condomini di cemento, senza via di fuga né per l’occhio, né per la mente.

È uno spettacolo che distrae da ogni assillo. Non serve la TV o altro diversivo nei momenti di relax, la natura ci fa sentire appagati; sempre suggestiva, pure durante le tempeste. Nessuno può resistere ad immortalare questo paesaggio in una foto, in un dipinto o in un verso poetico, per portarsi con sé per sempre un po’ di questa bellezza o per celebrarla.
Lo ha fatto persino il grande Massimo Troisi nel 1994, scegliendo di girarvi alcune delle scene più belle e intimiste del suo ultimo film “Il Postino”


Indimenticabili sono le passeggiate del postino Mario Ruoppolo, interpretato da Troisi, e del poeta Neruda in esilio, interpretato da Philippe Noiret, sulla spiaggia di Pollara a Salina, ormai erosa dal mare, ma ancora così magica, o le scene girate sulla veranda della casa del poeta, che è sempre lì, più in alto rispetto alla costa, nel suo tipico stile eoliano, affacciata sull’incantevole baia, che, altro non è se non l’arco di un cratere ora quasi completamente inondato dal mare.

Isola Eolie  Salina- Casa del Poeta del film il postino con Massimo Troisi a Pollara

Isola di Salina- Casa del Poeta del film Il Postino a Pollara

Isola di Salina- Pollara


Testo di Carmela Maria Palmieri
Foto di Carmela Maria Palmieri e Francesco Paolo Ricco

Proposte di lettura:

  • “A Stromboli” di Lidia Ravera, ed. Laterza, 2010
  • “Viaggio nelle Eolie” di Alexandre Dumas, ed. Pungitopo 2014

Francesco Ricco

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