Puglia-Bisceglie, la città di pietra che guarda il mare

Articolo pubblicato sul n 27 del 2024 della rivista Amazing Puglia
Il porto naturale e le case dei pescatori
A metà strada tra gli ampi porti di Molfetta e Trani, a fare da spartiacque tra le bellissime spiagge di levante e di ponente, si trova il piccolo ma accogliente porto abitato di Bisceglie. È un’insenatura naturale della costa adriatica, riparata dai venti che arrivano da nord e da est, gremita di imbarcazioni. Quelle più piccole in legno e tutte colorate sono ancorate, si può dire, sotto le case dei pescatori che si trovano sul lato di ponente, a pochi metri dal mare; i grossi pescherecci e le barche da diporto con i loro alberi alti e allineati da nascondere l’orizzonte, sono attraccati invece sul versante di levante, sotto il borgo fortificato.
Le case dei pescatori, costruite sul terreno che sale dolcemente dalla riva, formano quasi la cavea di un teatro antico, con il mare e il cielo al posto della scena, e gli abitanti, dai loro balconi, a guardare l’incantevole spettacolo delle barche che vanno e che vengono. Questo, forse, è il punto di partenza ideale per scoprire pian piano i luoghi pieni di storia che raccontano la Bisceglie delle origini.

Porto
Dalle origini rurali al borgo medievale di Bisceglie
Si sale lungo il lato est del porto per raggiungere il borgo antico, a forma di trapezio, che si è sviluppato con l’avvicinarsi di alcuni abitanti della campagna al mare. È nell’entroterra, infatti, che sono nati i primi insediamenti umani della zona, lasciando tracce nelle sepolture primitive dei Dolmen, nelle grotte e poi nei casali che punteggiano il territorio.
La zona della costa dove si sono stabiliti questi contadini era ricca di querce selvatiche chiamate “Vescegghie”, da cui probabilmente ha preso il nome la cittadina sorta sul mare.
Mura aragonesi e palazzi tra Medioevo e Rinascimento a Bisceglie
Superate le mura aragonesi ci si trova davanti la cintura degli imponenti palazzi costruiti tra il ‘500 e il ‘700, seguita da quella dei palazzi che si sono innestati su quelli preesistenti di origine medievale, riconoscibili dalle arcate a sesto acuto tompagnate, nella parte inferiore; mentre la parte superiore è, spesso, impreziosita dal bugnato a punta di diamante, tipico delle case nobiliari del Rinascimento, e da balconate in pietra intagliata o in ferro.

Palazzo Tupputi XVI secolo

Palazzo Tupputi
Sono la bella scenografia che accompagna le nostre passeggiate tra negozi retrò originali e caffetterie o pasticcerie che è impossibile ignorare per i delicatissimi “Sospiri” esposti sui banconi.

Botteghe
I Sospiri, le Clarisse e la famiglia Borgia
Sono i pasticcini a forma di piccole mammelle, tipici di Bisceglie, fatti di un involucro di pandispagna morbido e sottile che non si riesce ad immaginare come possa lievitare così, a cupola, e stare dritto senza afflosciarsi, serviti con un po’ di zucchero a velo oppure ricoperti da una glassa che richiama, nel colore e nel sapore, l’aroma della crema di cui sono ripieni.
Questi dolci furono realizzati, si dice, dalle Clarisse per le nozze del nipote del re di Napoli, Alfonso d’Aragona duca di Bisceglie, con Lucrezia Borgia, figlia del Papa Alessandro VI, che dovevano svolgersi proprio qui nel 1498. Gli sposi, però, non arrivarono mai, perché il loro matrimonio fu celebrato a Roma, e queste prelibatezze andarono a placare i sospiri, appunto, degli invitati in attesa.

Sospiro
A ricordare l’evento, oltre a questi dolci particolari, è rimasto anche il palazzo Borgia, chiamato così per aver ospitato, probabilmente, la coppia durante alcuni soggiorni a Bisceglie, e riconoscibile dal solito rivestimento in bugnato a punta di diamante, in una piazzetta vicino alla chiesa di Sant’Adoeno. Questa è una delle chiese più antiche della città, datata all’XI secolo e consacrata ad un santo di origine nordica, il cui culto fu introdotto qui dai Normanni.

Palazzo Borgia e chiesa di Sant’Adoeno
La cattedrale Romanica di San Pietro
Ma il cuore dell’antica Bisceglie è la bella cattedrale romanica dedicata a San Pietro, con il portale ricco di decori e figure scolpite nella pietra che, attraverso la simbologia medievale, descrivono il creato, nell’arcata sull’ingresso, e il paradiso terrestre con i due alberi “della vita” e “della conoscenza”, lungo gli stipiti, dove s’intravede pure una piccola figura mostruosa che sta ad indicare la caduta nel peccato dell’umanità e la necessità della salvezza con l’incarnazione di Dio sulla terra. I grifoni sulle colonne della facciata, creature fantastiche metà uccello e metà leone, sono, infatti, i simboli della doppia natura divina e terrena di Cristo.

Cattedrale Romanica

Portale

Dettaglio colonne e grifoni
Questo dialogo con il fedele attraverso le immagini prosegue anche all’interno della cattedrale con il rilievo della controfacciata, che rappresenta Gesù tra San Pietro e San Paolo, non solo per ricordare il santo a cui la chiesa è dedicata, ma anche la continuità dell’opera di salvezza di Cristo per mezzo dei suoi vicari.

Rilievo Gesù tra San Pietro e San Paolo
Nonostante i rimaneggiamenti subiti nei secoli, la chiesa ha conservato la sua conformazione a tre navate, con il matroneo e la cripta che, tra una serie di colonne colorate, custodisce i resti dei santi Mauro, Sergio e Pantaleo, patroni di Bisceglie. Il loro culto è antichissimo, inquanto Sergio e Pantaleo erano cavalieri pagani venuti in Puglia per arrestare il vescovo Mauro nel primo periodo del cristianesimo che, convertitisi dopo averlo incontrato, furono martirizzati dal proconsole romano di Venosa.

Navate

Cripta
Il borgo medievale, le torri e l’impianto longobardo
Dalla cattedrale si sviluppa tutto il borgo medievale di matrice longobarda, come altri borghi della Puglia. Bisceglie, infatti, ha fatto parte prima del gastaldato di Canosa, dal VII al IX secolo, e poi di quello di Trani, dal IX secolo fino all’anno Mille, epoca in cui arrivarono i Normanni. Secondo questo schema urbanistico, dalla chiesa principale parte un’arteria che arriva fino al perimetro della città antica e da questa si diramano, da un lato e dall’altro, in maniera regolare, i vicoli, a volte così stretti da sembrare fessure.
Gli edifici, alti e austeri, spesso collegati da archi e architelli, creano una foresta di muri che lasciano le strade sempre in ombra.


Non è difficile intravedere, cucite tra le abitazioni, quelle che furono delle antiche torri, come quella in via Balestrieri, risalente forse all’VIII secolo, con un portale a doppio arco e tre finestre, una per ogni piano, purtroppo ancora in stato di abbandono.
Questa, come la torre al largo Porta di Mare, molto rimaneggiata, e quella inglobata nel campanile meridionale del Duomo, dovrebbero appartenere al primissimo nucleo abitativo della città.
Del periodo normanno è, invece, la Torre Maestra, secondo il nome datole dai marinai che la usavano come riferimento in mare, vicina al castello, nella zona che costituisce il vertice sud-est delle mura trapezioidali. E, dalla torre maestra, parte ogni giorno, alle otto e alle dodici, una insolita sirena di allarme antiaereo, che scandisce la giornata, secondo una tradizione iniziata alla fine della seconda guerra mondiale.

Torre Maestra

Edificio Torre
La riscoperta del centro storico di Bisceglie
È incredibile come siano ancora ben leggibili le strutture medievali più antiche nella parte più interna del borgo, poco modificate nei secoli perché hanno sempre ospitato il ceto popolare che non aveva né la necessità, né la possibilità di fare grossi interventi funzionali o estetici per migliorarle. Sono rimaste, inoltre, fino ad alcuni decenni fa, in totale condizione di incuria. Solo in alcuni punti si notano slarghi e piccole piazze nate da crolli o demolizioni, oggi luoghi di incontro per gli abitanti del centro storico.
Finalmente, negli ultimi anni, il quartiere è entrato in un processo di riqualificazione e ripopolamento con la ristrutturazione di molti edifici, segno della volontà dei cittadini, che una volta lo hanno abbandonato, di riappropriarsi della propria storia e di riallacciare questo luogo al resto della città, rendendolo fruibile anche agli occhi e al cuore di chi ha il desiderio di visitarlo.


Testo e foto di Carmela Palmieri


