Puglia- Minervino Murge, La città ribelle.

È impossibile fermarsi a Minervino senza concedersi una passeggiata nel suo vecchio borgo, aggrappato ad un lungo acrocoro alto 400 metri. A percorrerne la parte più alta sembra di essere sulla prua di una grande nave, in un mare di terra e pietre millenarie, bianche, simili ad ossa frantumate di animali preistorici; oppure sul pianoro di un’acropoli, con chiese e palazzi austeri incastonati nella roccia come templi antichi, imponenti e solidi. Se li si guarda dal basso della collina, provenendo da Nord-Ovest, sembrano cuciti tra loro come un muro di difesa.
Lunghe strade parallele, disposte a livelli diversi, cingono in un abbraccio questo nucleo primitivo e la città nuova, mentre scale e scalette le intercettano perpendicolarmente, allargandosi, ogni tanto, a formare qualche piazzetta o pianerottolo.

Da qui si dipartono, poi, stradine secondarie, che disegnano una scesciola, in cui è piacevole perdersi per scoprirne gli angoli più nascosti. Le linee rigide e verticali delle architetture si sciolgono, così, nella sinuosità delle strade e dei vicoli che seguono l’andamento del terreno, a ricordare il dialogo millenario dell’uomo con la natura.

I Vicoli della Scesciola

Vicolo della Scesciola

Vicoli della Scesciola
Anche le case più semplici formano una cintura lungo i due versanti dell’altura. Appoggiate le une alle altre, si affacciano su di un paesaggio sconfinato.
I panorami della Valle dell’Ofanto e dell’Alta Murgia
Da una parte quello che intercetta il Monte Vulture e della Valle dell’Ofanto, con i riquadri delle campagne coltivate; dall’altra quello che guarda le brulle colline dell’Alta Murgia, coronate da lunghi cordoni di muretti a secco.

Squarci sulla Valle dell’Ofanto

Panorama sulla Murgia
Un’isola del gusto lontana dalle città della costa
Sono panorami che indicano la presenza di un mondo agricolo e pastorale dove poter ritrovare momenti di quiete e sapori autentici, quando si vuole fuggire dalle congestionate città della costa. Qui siamo lontani dai “fast food” d’importazione americana, presenti ormai dappertutto, e dall’odore impregnante dei loro cibi artefatti ed omologati. È questa, fortunatamente, ancora un’isola felice del gusto dove si mangia quello che la terra produce.

Lo spopolamento di Minervino Murge
Eppure c’è chi da questa acropoli scappa, come è già successo alla fine degli anni’50 e ’60 per cercare lavoro nelle fabbriche del Nord, e quelli che oggi scappano sono, forse, più di quelli che decidono di rimanere, tanti sono i “Vendesi” sulle facciate dei palazzi del centro, tanto è assordante il silenzio e poche le facce giovanili per le strade.
La memoria ribelle della città
Sembra ormai lontano il tempo delle lotte del popolo minervinese contro le vessazioni feudali per poter vivere e lavorare in queste terre, per riappropriarsi del proprio destino, della propria storia. Sembra svanito lo spirito di Emanuele De Deo, lo studente innamorato delle idee liberali illuministe, fatto impiccare dal governo borbonico nel 1794 per aver apertamente manifestato il suo disprezzo nei confronti di una monarchia oppressiva; come pure quello di coloro che difesero i propri diritti e la propria libertà insorgendo prima contro gli speculatori del grano, nel 1898, poi nel 1921 contro i proprietari terrieri beneficiari dell’iniquo e repressivo potere fascista, e di quei coraggiosi e folli cittadini che il 24 giugno 1945 dichiararono guerra all’Italia, proprio alla fine del conflitto mondiale.
La Repubblica Comunista Indipendente di Minervino
Proclamando la Repubblica Comunista Indipendente di Minervino, difesa con passione, ma destinata a cadere dopo pochi giorni per l’intervento dei Carabinieri dai comuni vicini e del Battaglione San Marco.
Il futuro dei borghi dell’entroterra italiano
Purtroppo per questo luogo, che ha resistito a tante vicissitudini, è arrivato il momento di fare i conti con le nuove necessità, le nuove aspettative della popolazione. I dati dei censimenti anagrafici confermano, infatti, un progressivo calo demografico, simile a quello di tanti altri paesi dell’entroterra italiano, posti in una posizione collinare o montana, che sicuramente non facilita la vita di chi vi abita.
È difficile dire se sia possibile ed abbia senso, cercare di arginare questo fenomeno, è vero però che, lasciare questi luoghi al loro graduale spopolamento, significherebbe destinarli ad un completo abbandono, con la conseguente perdita di un importante patrimonio culturale, salvo poi recuperarne qualche struttura per trasformarli in siti di archeologia urbana o alberghi diffusi frequentati solo da turisti. Inoltre, se un giorno queste zone risultassero completamente disabitate, le grandi città di pianura e della costa, dove la gente tende ad affluire e ad alimentare le periferie, si troverebbero, invece, a gestire un numero sempre maggiore di abitanti ed un territorio sempre più cementificato.
Testi e Foto di Carmela Maria Palmieri


