Methoni e Koroni, gli occhi della Serenissima
Da Pylos a Methoni, verso la punta estrema del Peloponneso
Scendendo da Pylos verso Methoni e Koroni, la strada corre fra distese di ulivi. A est la campagna accompagna il viaggio, a ovest, invece, il mar Ionio resta a lungo nascosto da un dorso di terra alto e ondulato, quasi una difesa naturale, dai pericoli provenienti dal mare. Una anticipazione naturale di quello che ci aspetta. Poi, quasi all’improvviso, il paesaggio si apre. Appare Methoni, con la sua imponente fortezza costruita sul promontorio roccioso, a protezione dell’ultimo lembo della costa del lato occidentale del Peloponneso.

Methoni e Koroni, gli occhi di Venezia
La strategicità del luogo, grazie a un porto naturale fra i più preziosi di questo tratto di mare, era importante e già nota ai greci e continuò ad esserlo in età romana e poi con i bizantini, a cui Venezia la strappò nel 1024 durante la quarta crociata..
La sua centralità, dunque, non nacque con la Serenissima.
Venezia, però la pose al centro delle sue rotte e la portò al massimo livello. Fu questa la più grande capacità strategica della città lagunare, nel Mediterraneo, capire quali luoghi fossero imprescindibili per il proprio dominio sul mare. Methoni e Koroni erano due di questi.
Dopo la Quarta crociata, Methoni e Koroni divennero due cardini dello Stato da Mar, tanto da essere ricordate come “gli occhi di Venezia”. Mai definizione poteva essere più vera. Le due città fortezza controllavano un tratto decisivo dei commerci fra Oriente-Occidente, la rotta finale della Via della Seta, e Venezia rappresentava il punto terminale in Europa.
Le roccaforti offrivano scalo alle navi mercantili, ai pellegrini diretti in Terra Santa e permettevano alla Serenissima di sorvegliare uno dei passaggi più sensibili del Mediterraneo orientale.
Non erano due castelli lontani, erano due centri di controllo vitali per la Repubblica da difendere ad ogni costo.
Methoni, la fortezza sul margine dello Ionio
A Methoni questa funzione si legge ancora oggi con chiarezza. La nuova fortezza, costruita dai Veneziani all’inizio del Duecento, è fra le più grandi del Mediterraneo. Si entra attraversando un ponte in pietra. Oltre la porta compaiono il leone di San Marco, i bastioni Bembo e Loredan, le tracce della città fortificata, i resti dei bagni ottomani e della chiesa bizantina di Agia Sophia.

Leone di San Marco

Bastione Bembo


E poi, davanti al margine meridionale, si eleva l’esatta geometria del Bourtzi, il fortino faro sull’isolotto. Passeggiando fra quel poco che resta, ci si rende conto di come ogni stile architettonico, presente, romanico, gotico fiorito veneziano, arabo, parla la lingua di chi nel tempo ha posseduto questo luogo. Non ce mescolanza di linguaggi, ogni opera superstite vive per conto suo, nessun eclettismo, nessuno spazio alla contaminazione.

Bourtzi

Arco Arabo
Quel che rimane di questa opera è immerso in un mare azzurro, testimone antico della bellezza di questo luogo, che ha alternato vitalità e ferocia inaudita, reciprocamente scambiate fra veneziani e ottomani nel corso dei secoli.

Il porto di Methoni fra bellezza e inquietudine
Fare il bagno nelle acque calme e cristalline dell’antico porto, che bagnano le mura della fortezza, regala una sensazione di quiete e relax, ma al tempo stesso anche una sottile inquietudine, alimentata dall’ombra imponente della roccaforte e dalla memoria del Bourtzi, un tempo luogo di prigionia, tortura e dolore.

Basta però girare lo sguardo verso la verdeggiante isola di Sapienza, e l’inquietudine svanisce. La bellezza prende il sopravvento sulla storia.
Methoni, il paese nato dalle spoglie del castello
Anche la Methoni di oggi nasce da questa lunga storia, ma per separazione. L’abitato attuale sorge infatti fuori dalle mura. Nel 1828 gli Egiziani si arresero alla spedizione francese guidata dal generale Maison, il castello fu progressivamente abbandonato come spazio di vita civile e venne praticamente saccheggiato e smantellato per poi riutilizzare i materiali edili nella costruzione del nuovo insediamento. Furono inoltre gli ingegneri francesi a costruire nel 1829 l’attuale ponte di pietra sul fossato.

Per questo Methoni mostra ancora una frattura netta e leggibile. Da una parte, quel che resta della città fortificata, consegnata alla memoria, dall’altra il paesino placido, quieto e marino, nato letteralmente dalle spoglie di quello antico.
Isola di Sapienza, il controcanto selvaggio della fortezza
Di fronte a Methoni, l’isola di Sapienza aggiunge alla costa una nota più appartata. Si raggiunge in barca dal piccolo pontile del porticciolo del paese. Si visita in un giornata, fra la spiaggia di Ammos, le sue acque trasparenti che sfoggiano la tavolozza degli azzurri e i sentieri che salgono nell’interno.

Isola di Sapienza
Qui si incontra uno degli aspetti più sorprendenti dell’isola: la foresta di antichi corbezzoli, fitta e rara, e i kri-kri, una sorta di capra selvatica, che vivono sull’isola e talvolta si lasciano intravedere anche vicino alla costa. Sapienza sembra quasi il controcanto naturale delle fortezze. Il vuoto che prevale sui pieni.

Spiaggia di Ammos
Da Methoni a Koroni, lungo la costa della Messenia
Lasciata Methoni, la costa verso Koroni cambia lentamente. E’ un alternarsi di spiagge dalla sabbia dorata. Fra le due fortezze troviamo il villaggio di Finikounda. Qui il paesaggio si fa più apertamente vacanziero, un piccolo porto, una spiaggia organizzata, le barche, la luce calda di tramonti bellissimi, con il passeggio lungo l’unica via principale dove è possibile trovare qualche bottega di giovani artisti con le loro originali creazioni.

Finikounda

Poco oltre, verso Koroni, la linea della costa si distende ancora in spiagge lunghe e morbide, fino alla curva e alla spiaggia di Zaga sotto il castello. Di nuovo la bellezza cede il passo alla storia.

Zaga

Zaga e la rocca della cittadella
Koroni, il castello e il borgo
Arrivati a Koroni, il castello che domina capo Akritas, sul margine meridionale del golfo di Messenia, si presenta subito diverso da Methoni, sebbene ne condivide lo stesso tipo di evoluzione nel corso dei secoli.
Se gli eventi storici ci restituiscono Methoni come una fortezza rimasta quasi cristallizzata in un tempo indefinito e nel silenzio, Koroni mostra un volto addolcito dal tempo.


La vegetazione, gli uliveti che si stendono, in parte, là dove un tempo era il tessuto urbano della cittadella, i contadini che ancora lì coltivano e i pochi edifici ancora abitati ne smorzano la severità e lo rendono vivo.
Di quell’antico abitato, il monastero femminile di Timios Prodromos ne occupa larga parte e poi restano case, chiese, cisterne, la torre ottagonale di gusto ottomano, Santa Sofia, San Charalambos e il cimitero della cittadina. Anche qui come a Methoni i singoli stili architettonici restano autonomi, pur convivendo insieme.




La fortezza non appare separata dal borgo, vi si innesta, dialoga con esso. Il paese di oggi, con le case, i vicoli e il porto, conserva un rapporto più continuo e vivo con il castello di quanto non avvenga a Methoni.
E tuttavia Koroni non si esaurisce in questo legame raccolto fra abitato e rocca.



Koroni, fra la Messenia degli ulivi e il Mani delle torri
Passeggiando lungo il suo caratteristico e vivo lungomare, Koroni guarda il golfo di Messenia con di fronte il profilo del Mani. Da una parte c’è la fertile Messenia degli uliveti, delle spiagge sabbiose e delle fortificazioni veneziane, dall’altra l’aspro e roccioso Mani, delle torri, della durezza laconica.
Alle fortezze, simbolo del potere statuale di Venezia prima e del sultano Ottomano poi, si contrappongono i vespaii dei villaggi turriti che punteggiano l’intero territorio Maniota, simboli di libertà, indipendenza e fierezza di quella gente, che a quei poteri non si piegavano.
Da Koroni a Barletta, la rotta degli esuli
E tuttavia i legami di Koroni non finiscono nel Peloponneso. La sua storia risale lo Ionio, l’Adriatico fino in Puglia, a Barletta. Caduta, la cittadella, in mano Ottomana nel 1523 l’imperatore spagnolo Carlo V offrì asilo agli esuli in tutti i territori ex bizantini dell’Italia meridionale, da lui governati. Parte degli abitanti di Koroni arrivarono a Barletta dove ben presto diventarono una ricca comunità di uomini di affari e artigiani. Testimonianza di questo è la chiesa di Santa Maria degli Angeli dei Greci con la sua preziosa iconostasi, una delle sole due presenti in Puglia. La qualità delle icone è eccelsa e si rifà a quelle di San Giorgio dei Greci a Venezia.

Fra Methoni e Koroni, il Mediterraneo della storia
Così Koroni smette di apparire una sponda lontana, dello Stato da Mar di Venezia ed investe la storia dell’altra parte della costa, la Puglia . Forse è proprio questo che rende così potente la costa fra Methoni e Koroni. Non il fatto, certamente vero, che qui convivano castelli, mare, spiagge, villaggi estivi, e gioiosa spensieratezza. Il punto è un altro, in pochi chilometri questa parte di Messenia, riesce ancora a mostrare il Mediterraneo per quello che è stato, ed è ancora oggi. Commercio, guerra e migrazione, contaminazione di genti e lingue diverse, la lunga lotta fra Venezia e i Turchi, fra Occidente e Oriente. Tutto si tiene.
Ed è per questo che gli occhi della Serenissima non sono soltanto due fra le tante fortezze disseminate nel Peloponneso, ma sono luoghi in cui la storia continua a riemergere dal paesaggio come una seconda luce.
Insomma, un viaggio nel tempo e nello spazio fra Grecia, Puglia e Venezia un intreccio di vite e costumi comuni, sintetizzato, non a torto, dalla saggezza popolare con il ritornello che spesso si sente viaggiando in Grecia : “Italiani e Greci una faccia una razza “.
Testo di Francesco Ricco
Foto di Francesco Ricco e Carmen Palmieri


